Brambilla: Se ci sono poche risorse meglio metterle su sviluppo e lavoro

“Lo diciamo da tempo – spiega Brambilla all’AGI – da quando abbiamo presentato al governo il rapporto sul bilancio del sistema previdenziale abbiamo insistito proprio sulle tante promesse in materia di pensioni o di welfare. Dobbiamo stare attenti a cosa fare e, se ci sono dei quattrini, forse è meglio metterli sul motore sviluppo e cioè incentivare l’occupazione perché sostanzialmente i problemi sono due. Il primo, è il rapporto attivi pensionati che è da allarme: 1,36 attivi per ogni pensionato. Un minimo di sicurezza lo si potrebbe ottenere con un rapporto di 1,55. Visto che non possiamo ridurre il numero dei pensionati (oggi sono 16,3 milioni) dobbiamo aumentare il numero dei lavoratori attivi e per farlo ci vogliono i ‘soliti’ investimenti pubblici e investimenti privati, incentivi su questi ultimi e soprattutto riduzione del cuneo fiscale”.

“Qualsiasi intervento – dice il professore – andrebbe fatto in questa direzione. Il secondo problema è che non c’è riforma che tenga se non aumenta l’occupazione perché noi rimaniamo sempre nel sistema gestionale della ripartizione, ossia con i contributi dei lavoratori attivi si pagano le pensioni”. “Se i lavoratori attivi sono pochi e pagano pochi contributi e pagano poca Irpef che finanzia una parte non piccola dell’assistenza sociale è evidente che il problema si pone. Questo è il quadro, un quadro molto stretto con la coperta che dire cortissima è dire poco”, prosegue.

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“Gli interventi sul sistema pensionistico dovrebbero concentrarsi sulla riforma Monti-Fornero che ha eliminato e indicizzato all’aspettativa di vita l’anzianità contributiva”, sottolinea. “Per cui tutti quelli che con 41 anni avevano una via d’uscita oggi non ce l’hanno più. Prima o poi bisognerà fare qualcosa. Tra un po’ ci vorranno 45 anni di anzianità contributiva per andare in pensione, non c’è un paese al mondo così. E’ stato un palese errore dei tecnici che andrebbe sanato. L’altro è stato eliminare tutta la flessibilità incorporata nella riforma Dini. Queste due cose sarebbe giusto averle”. Alla fine, sostiene il professore, “forse si farà l’Ape che costa ma non tantissimo e poi forse si arriverà a una flessibilità in uscita. Il governo dovrebbe inserire tuttavia una clausola sociale: chiunque va via in anticipo deve dedicare, visto che la collettività sostiene uno sforzo, un po’ del proprio tempo al pubblico”.

Fonte: Pensionitoday

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