Flessibilità Damiano, Boeri e APE a confronto

L’Anticipo pensionistico, il cosiddetto Ape, su cui è al lavoro il governo “nasce dall’esigenza di ridurre il più possibile l’impatto della flessibilità sui conti pubblici: ogni lavoratore sarebbe chiamato a sostenere in prima persona i costi del suo accesso anticipato alla pensione, con assistenza pubblica che si attiverebbe solo a favore dei redditi più bassi”. Così l’Ufficio Parlamentare di Bilancio in un focus dedicato al dibattito sulla flessibilità pensionistica.

L’Upb ricorda che negli ultimi mesi del 2015 e nei primi mesi del 2016 la discussione si è concentrata su due proposte di flessibilità, quella ‘Damiano’ e quella ‘Boeri’ che prevedono entrambe un canale di uscita aggiuntivo a quelli già esistenti della pensione di vecchiaia e anticipata. La pensione flessibile ‘Damiano’, si legge nel focus, “si rivolgerebbe a una platea molto ampia, mentre la ‘Boeri’ sarebbe più selettiva, aspetto che produce effetti asimmetrici tra uomini e donne e tra dipendenti e autonomi”. Secondo le stime dell’Upb, se tutti coloro che avessero l’opportunità di sfruttare il pensionamento flessibile ‘Damiano’ effettivamente lo facessero, nel 2017 ci sarebbe una maggiore spesa pubblica per oltre 3 miliardi di euro, crescente sino a raggiungere gli 8 miliardi nel 2024. La flessibilità ‘Boeri’ peserebbe invece meno sui conti pubblici: da 650 milioni di euro del 2017 a 2,8 miliardi del 2024. “La considerazione delle altre categorie lavorative, a cominciare dal comparto del pubblico impiego, farebbe ovviamente aumentare queste cifre”, sottolinea l’Upb.

“La soluzione del prestito bancario è essenzialmente motivata dalle esigenze dei conti pubblici – prosegue l’Ufficio parlamentare di bilancio – che non consentirebbero le maggiori spese correnti comportate dalla flessibilità, anche qualora queste fossero bilanciate da minori spese prospettiche”. Rispetto alle proposte ‘Damiano’ e ‘Boeri’, sottolinea l’Upb, “la bozza di proposta governativa è chiaramente meno conveniente per il lavoratore e comporta un minore coinvolgimento dei conti pubblici. I flussi di cassa delle pensioni flessibili non proverrebbero dal bilancio dell’Inps ma dal sistema bancario-assicurativo con costi di mercato che con ogni probabilità implicheranno, per la restituzione del prestito bancario, abbattimenti superiori alle percentuali ‘Damiano’ (non oltre il 2 per cento per anno) e ‘Boeri’ (3 per cento flat)”.

Fonte: Pensionitoday

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