Damiano: L’Inps consenta l’uscita anticipata a 64 anni ai disoccupati

“La relazione annuale del presidente dell’Inps, Boeri, ha toccato molti temi, ben al di là’ della sola questione previdenziale. In alcuni casi condividiamo i giudizi espressi, in altri no.

Per quanto riguarda il mercato del lavoro – prosegue – siamo d’accordo sul ruolo cruciale giocato dagli incentivi al contratto a tutele crescenti per il miglioramento della qualità della occupazione. Così come è giusto domandarsi quale sarà la durata di questi miglioramenti: non a caso abbiamo da sempre sostenuto la necessità di rendere strutturali gli incentivi. Siamo anche d’accordo sulla necessità di ricondurre l’utilizzo dei voucher al solo lavoro occasionale. Il punto sul quale invece non siamo d’accordo è quello relativo al giudizio dato dal presidente dell’Inps sulle sette salvaguardie degli esodati: non sono costose e inadeguate, tant’è che stiamo preparando l’ottava per chiudere definitivamente la partita. Il fatto che, su 92.729 pensioni finora liquidate, ben l’88% stia entro un tetto di 3.000 euro lordi (non netti) al mese, è perfettamente normale perché riguarda sostanzialmente il ceto medio del lavoro.

Piuttosto – spiega – ci saremmo aspettati da Boeri un minimo di autocritica rispetto alle circolari dell’INPS che interpretano le leggi in modo ‘creativo’ e a svantaggio dei lavoratori: ci riferiamo a Opzione donna per la quale la interpretazione del testo di legge da ‘maturazione del requisito’ in ‘decorrenza del trattamento pensionistico’, ha allungato il periodo per le lavoratrici dai 15 ai 21 mesi (con il restringimento della platea delle beneficiarie), e ci è costato qualcosa come 2,5 miliardi di euro di copertura nell’ultima legge di Stabilità per includere nella norma altre 36.000 donne.

Che dire, infine, della circolare che riguarda i lavoratori privati nati nel ’52 e che potrebbero già fare domanda di pensione? Graziosamente l’Inps ha stabilito in una circolare che queste persone dovevano essere al lavoro il 28 dicembre del 2011. Dove sta scritto? Chi ha avuto la disavventura di essere stato licenziato un giorno prima, pur avendo i requisiti anagrafici e contributivi, non potrà andare in pensione. Cornuto e mazziato: vogliamo parlarne?.

Se non affronteremo- prosegue Damiano- anche il tema dell’ammodernamento del sistema previdenziale attraverso la flessibilita’, aumentera’ il numero dei poveri (i disoccupati over 60 vittime dei processi di ristrutturazione) e diventera’ sempre piu’ difficile l’accesso al lavoro da parte dei giovani: aziende popolate di settantenni che mantengono a casa, disoccupati, i propri figli e nipoti, non rappresentano certamente una prospettiva accettabile per un partito di sinistra.

La nostra parola d’ordine è ‘agli anziani la pensione, ai giovani il lavoro’. Il sistema previdenziale ha bisogno di molte correzioni, in parte dovute a veri e propri errori, come nel caso delle ricongiunzioni, causato da una scelta sbagliata del Governo Berlusconi. Modifiche vanno anche apportate per quanto riguarda i lavori usuranti e i lavoratori precoci, riconoscendo che le attivita’ manuali e piu’ faticose hanno bisogno di un riconoscimento particolare perche’ la loro aspettativa di vita e’ mediamente piu’ breve”.

Fonte: Pensionitoday

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