Sindacati: Sì alla Flessibilità ma attenti a parlare di Penalizzazioni

“E’ importantissimo che si affronti il tema delle pensioni, in particolare che si parli di flessibilità in uscita”. E’ tornata a ribadirlo la Segretaria Generale della Cisl, Annamaria Furlan, intervenuta oggi a Rimini ad un incontro con i delegati dellaCisl Romagna.

“E’ positivo che il Governo abbia capito che la riforma Fornero vada cambiata. Non era scontato che si andasse oltre gli annunci cui questo Governo ci ha abituati. Altrettanto positivo e’ che sia stato annunciato dal Presidente Renzi che ci sara’ un confronto sul tema delle pensioni con le parti sociali, visto che gli azionisti dell’Inps sono proprio le imprese ed i lavoratori. Aspettiamo la convocazione del Governo. Noi siamo pronti a questo confronto tanto che come Cgil Cisl Uil abbiamo presentato una nostra piattaforma sui temi previdenziali in cui immaginiamo una riforma che abbia un respiro piu’ ampio ed una sua strutturalita’, allargando la fascia della flessibilita’ in uscita non limitata ai lavoratori nati nei primi anni cinquanta. La nostra proposta e’ che quando un lavoratore ha raggiunto i 62 anni o 41 anni di contributi possa andare in pensione.

E’ chiaro che stiamo parlando di ipotesi che abbiamo appreso dai giornali, ma bisogna stare molto attenti a parlare di penalizzazioni con l’attuale livello dei salari e con le pensioni medie degli italiani che non arrivano a mille euro. Sotto una certa cifra la penalita’ non e’ sostenibile. Il quanto ed il come fa la differenza.

Va chiarito poi quale sara’ il ruolo delle imprese in questo processo e soprattutto che cosa ci metteranno le banche che guadagnando una quota di interessi dovrebbero essere chiamate secondo noi a dare un contributo, un chip di solidarieta’. Sarebbe anche un modo per le banche per ristabilire un rapporto di fiducia con i cittadini. Noi siamo consapevoli delle difficolta’ economiche del paese ma altrettanto consapevoli che la gente non ce la fa piu’.

Per questo e’ il momento che il governo ci convochi, presenti una sua proposta puntuale e si confronti con le parti sociali perché in questo paese non se ne può più dell’ allungamento spropositato dell’ età pensionabile, a prescindere dal lavoro che si fa. In dieci giorni sono morti 3 lavoratori edili con una età non più giovanissima. E’ evidente che c’e’ un nesso perche’ per certi lavori proseguire troppo a lungo non è possibile”.

“Esprimiamo cordoglio e vicinanza ai familiari del lavoratore che ha perso la vita questa mattina (ieri, ndr) in un laboratorio per la lavorazione del marmo a Massa. Un’altra inaccettabile morte sul lavoro, a meno di un mese dall’incidente sulle Apuane, dove morirono due cavatori travolti da una frana”. Così il segretario confederale Cgil Fabrizio Solari.

“Sono onestamente preoccupato – aggiunge il dirigente sindacale – per l’aumento degli infortuni gravi e mortali, che come certifica l’Inail sono cresciuti del 16% rispetto all’anno scorso. L’edilizia, nonostante la contrazione occupazionale dovuta alla crisi, è uno dei settori più colpiti”.

“Una delle cause principali di questa ascesa – spiega Solari – è l’innalzamento dell’età pensionabile: nel solo comparto delle costruzioni, in cui i lavori sono particolarmente usuranti, in questi primi mesi del 2016 su 37 vittime il 32% aveva più di 55 anni”.

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“Dobbiamo ricordarci – prosegue il segretario confederale – che i lavori non sono tutti uguali. Nonostante l’esperienza e la professionalità acquisite, lavorare in una cava di marmo a 61 anni, come la vittima di oggi, non può che aumentare i rischi di un’attività già di per sé pericolosa. Attendiamo quindi dalGoverno misure concrete in tutti gli ambiti per arginare un fenomeno francamente non più tollerabile”, conclude Solari in una nota della Cgil.

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