Cgia: I conti non tornano, o si tagliano i privilegi o niente riforma

Al netto della uscite per le pensioni e gli interessi sul debito pubblico, che ammontano al 21,5 per cento del Pil, la nostra spesa è tra le più basse d’Europa. E’ quanto rileva la Cgia di Mestre.

“I dati riferiti al costo delle pensioni – commenta il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo – sono in parte condizionati dal trend demografico. Tuttavia, non possiamo disconoscere che le politiche di spesa realizzate negli ultimi quarant’anni abbiano privilegiato, in termini macroeconomici, il passato, ovverosia gli anziani, anziche’ il futuro, cioe’ i giovani. Sebbene ci siano ancora sprechi, sperperi e inefficienze da eliminare la nostra spesa pubblica è mediamente più contenuta degli altri. Purtroppo, ancora adesso scontiamo gli effetti di un sistema pensionistico che fino agli inizi degli anni ’90 è stato molto generoso, soprattutto nei confronti degli statali, e di un debito pubblico che ci è sfuggito di mano negli anni ’80. E’ altresi’ corretto segnalare che nella spesa pensionistica le statistiche internazionali riferite al nostro Paese includono anche l’assistenza: tuttavia, anche depurando l’importo complessivo da quest’ultima componente, la spesa totale si ridurrebbe di circa 2 punti, rimanendo comunque nei primissimi posti della graduatoria europea per i costi sostenuti in materia previdenziale”.

“Con una spesa pubblica tutto sommato abbastanza contenuta e difficile da comprimere ulteriormente, riteniamo non ci siano molti margini per ridurla di quasi un punto di Pil. A nostro avviso – conclude Zabeo – se non si interverrà anche sulle pensioni, tassando quelle più elevate che non corrispondono ai contributi versati, corriamo il pericolo di ritrovarci con un aumento parziale dell’Iva che penalizzerebbe ancor più i consumi delle famiglie che, nonostante la ripresa, faticano a decollare”.

Ad aggiungere un elemento in più è stato il segretario della Cgia, Renato Mason:

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“Pur capendo le esigenze del sindacato – ha dichiarato – invitiamo il Governo a riflettere bene prima di modificare la legge Fornero. Se è auspicabile un intervento che sani definitivamente la posizione degli ‘esodati’, agevolare l’uscita dal mercato del lavoro del personale più anziano potrebbe comportare un aumento della spesa pensionistica che, in questo momento, non possiamo permetterci. Con il pericolo, visto che la ripresa economica rimane ancora molto fragile, che le aziende non sostituiscano coloro che andranno in quiescenza”.

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