Ecco il piano a cui lavora il Governo

Giuliano Poletti ha tracciato i pilastri che stanno orientando il lavoro sulle pensioni:

“Il primo è quello di mantenere, nel tempo, la stabilità e la sostenibilità del sistema previdenziale italiano, che rappresenta un punto fermo negli equilibri della spesa pubblica, a fronte del grande debito accumulato dal nostro Paese, che però ogni tanto scompare dalle nostre discussioni”.

“C’è poi il secondo dato, relativo alla compatibilità con i parametri e gli impegni che il nostro Paese ha assunto a livello europeo.

“C’è poi il terzo pilastro, che è quello della compatibilità con la legge di bilancio e la contabilità pubblica, che non ci consente di attualizzare ad oggi i risparmi futuri. Molte delle ipotesi che vengono avanzate, legittimamente, partono dall’idea che si procede ad una qualche penalizzazione per chi sceglie di uscire anticipatamente dal lavoro e che queste penalizzazioni cumuleranno nel tempo – in ipotesi – un importo pari all’onere che viene ad essere costituito; dunque si può fare una sorta di compensazione e il gioco è fatto. Da questo punto di vista, però, le cose non possono essere fatte in questi termini e con queste modalità e quindi abbiamo bisogno di costruire meccanismi che ci consentano – al di là della volontà di farlo con questa modalità – comunque e in ogni caso, di essere rispettosi delle regole di contabilità del nostro Paese e delle leggi di bilancio”.

“C’è poi il tema dell’equità e della sostenibilità sociale: molte delle ipotesi che sono state avanzate prevedono la possibilità di una penalizzazione, a fronte di un anticipo del pensionamento, di cui parlavo in precedenza. Come è noto, questo è un tema in discussione e ci pone comunque una domanda. Molte pensioni, infatti, hanno un livello basso. Voglio rispondere anche alle osservazioni di chi chiede di dare al cittadino la libertà di scegliere a quali condizioni e con quali tempi andare in pensione: credo che si tratti di un’aspirazione del tutto legittima e condivisibile. Dobbiamo però farci una domanda: che cosa accadrà, nel tempo, a quel cittadino, che avrebbe già una pensione bassa, qualora ci sia una regola che gli consente di anticipare il pensionamento, sostenendo un onere? Potremmo trovarci ad avere dei cittadini poveri, che non saranno in grado di sostenersi, pur con la pensione che comunque avranno scelto. Certo, potremmo dire che questa situazione deriva da una loro libera scelta, ma poi, finita la discussione sul tema della libera scelta, se quei cittadini si troveranno in stato di indigenza e di difficoltà, possiamo forse abbandonarli? Direi di no. Dunque non credo che la situazione si possa risolvere in questo modo.”

“Credo dunque che si debba considerare il tema di come tenere insieme la giusta aspirazione ad una flessibilità in uscita, con un’equità dal punto di vista sociale, che non faccia in modo che un problema affrontato oggi si riproponga domani, sul piano delle problematiche sociali e della povertà. Considerati questi elementi, il lavoro che stiamo facendo è esattamente questo: mi auguro che ci siano le condizioni per cui, nella legge di stabilita’ per il 2017, sede in cui vengono posizionati i grandi numeri e le scelte politiche fondamentali, questo tema possa trovare la sua risposta” ha indicato Poletti.

“Sappiamo tutti che non è semplice la determinazione e la definizione delle categorie dei lavori usuranti, perché alcune accezioni generali non aiutano a definire puntualmente questa situazione. Già attualmente nella legge vi sono margini su cui su può intervenire. Noi stiamo a fianco di questa ipotesi e stiamo cercando di risolvere il problema”.

Poletti apre, anche, alla possibilità di valutare il tema della maternità e del lavoro di cura come uno degli elementi nella definizione dei meccanismi di uscita anticipata. “Affinché tale ipotesi possa essere concretamente attuata il primo ostacolo da affrontare è l’Europa, che continua a ribadire che dobbiamo rimanere all’interno di vincoli e di una parità e di condizione. Se troveremo strade come quella della maternità, tale soluzione credo sia abbastanza sostenibile anche nella discussione a livello europeo”.

“Sulle ricongiunzioni onerose, debbo dire che, anche nella legge di stabilità 2016, si era lavorato, da parte del Governo e da parte del Parlamento, per affrontare questo tema. È nostra intenzione riproporlo nelle legge di stabilita 2017, perché siamo convinti che questo sia uno dei temi che va affrontato e risolto. La nostra intenzione sul tema del ricongiungimento è esattamente questa”.

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Infine, per quanto riguarda l’ISEE, “la nostra intenzione è dare pratica attuazione alla sentenza emessa dal Consiglio di Stato. Naturalmente, le conseguenze sono quelle che la sentenza stessa propone rispetto al tema delle pensioni di invalidità e a tutte le tematiche riferite alle situazioni per le persone disabili. Quindi, tutte quelle situazioni sono da risolvere in questa fase”.

Ecco il piano a cui lavora il Governo
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