Scatta l’allarme sugli assegni di reversibilità

«Questo tema, oltre a essere di estrema attualità, tocca in particolare modo le donne in quanto numerose sono le vedove fruitrici di pensione di reversibilità del marito». Così Giovanna Spissu responsabile del Coordinamento regionale donne dello Spi Cgil Sardegna.

«Qualche anno fa, pensavamo che i vedovi o le vedove, in mancanza di altri redditi, dovessero percepire la reversibilità del coniuge per intero. Oggi, la reversibilità stessa ha già subito tagli, fino ad arrivare a meno del 60 per cento della pensione del coniuge. Ora si vogliono ulteriormente penalizzare le vedove e i vedovi calcolando la reversibilità in base ai redditi cumulativi dell’intero nucleo familiare. Considerando la pensione di reversibilità, e questa è la cosa più grave, come un sostegno al reddito e non come un diritto goduto grazie ai contributi già versati. Questo provvedimento, se dovesse essere attuato, porterebbe in molti casi a un ulteriore abbassamento della pensione, causando nuove situazioni di povertà».

«Il nostro timore, se si dovesse procedere in questa direzione, è che sarebbero ancora una volta le donne a essere penalizzate ulteriormente. Toccare le reversibilità, a pochi giorni dall’8 marzo, significa colpire ancora una volta le donne, già penalizzate da un welfare sociale inesistente, con un carico di lavoro di cura, ancora sulle loro spalle. Con grandi differenze salariali tra uomini e donne, molto spesso costrette a dover scegliere tra lavoro e famiglia. Oppure, pensiamo all’età pensionabile sempre spostata in avanti, che non consente loro di avere tempo per se stesse, impegnate con genitori o nipoti da assistere».

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«Chiediamo maggiori controlli nelle strutture che accolgono persone anziane, disabili, bambini – chiude Giovanna Spissu – Pertanto il coordinamento donne non esiterà a mettere in atto tutte le azioni di protesta che riterrà opportune».

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