Non si può sacrificare l’equilibrio sociale alla logica dei conti

Raccogliamo in un unico articolo le ultime dichiarazioni di Cesare Damiano su giornali e trasmissioni tv cercando di fare il punto della situazione sulla necessità di ritoccare la riforma Fornero inserendo la flessibilità in uscita.

“La previdenza italiana è in equilibrio. Del resto sarebbe paradossale il contrario dopo tutte le riforme avvenute, l’ultima delle quali, quella di Monti, è stata drammaticamente pesante. Da calcoli attuariali risulta che tra il 2020 e il 2060, in un quarantennio, a seguito di questa normativa si produrranno risparmi superiori ai 300 miliardi di euro”.

“A questo proposito faccio osservare che sarebbe ora di smetterla di fornire dati inesatti all’Europa circa l’incidenza della spesa pensionistica sul prodotto interno lordo, che risulta di oltre il 15%”.

“Se depuriamo la spesa dai trasferimenti dello Stato per l’assistenza e dal peso delle tasse sulle pensioni che ogni anno ammontano a 43 miliardi di euro, il risultato è che i contributi versati dalle imprese e dai lavoratori a fini esclusivamente pensionistici sono stati nel 2014 pari a 172 miliardi e 647 milioni e le uscite per pagare le pensioni sono state di 173 miliardi e 207 milioni. Il disavanzo è di 560 milioni. Non sono cifre che mi invento. Sono il frutto di una ricerca condotta dal centro studi Itinerari previdenziali, illustrata a un convegno diLavoro Welfare. Pretendere il taglio delle pensioni è il riflesso di una politica liberista che vuole cancellare lo Stato sociale”.

“Per me la previdenza pubblica rimane un pilastro. E non si tratta di cancellare la normativa Fornero. L’Europa non ce lo permetterebbe. Semmai di correggerla rompendo il tabù dell’intoccabilità della legge varata dal governo Monti. La mia proposta è anticipare al massimo di quattro anni il pensionamento, con una penalizzazione dell’8%”.

“La questione è nota, stiamo discutendo in commissione lavoro di una proposta che io ho depositato nel 2013 assieme all’On. Baretta, all’On Gnecchi e firmata da molti altri parlamentari, che prevede la flessibilità”.

“Allora, secondo i miei calcoli ritengo che si possa mettere mano alla flessibilità non avendo dei costi o avendo dei costi minimi” prosegue l’ex Ministro del lavoro, indicando come la misura allo studio possa risultare compatibile con la sostenibilità dei conti pubblici”.

“La nostra proposta è abbastanza semplice: oggi si va in pensione a 66 anni e 7 mesi, questo è lo standard attuale per gli uomini. Anticipiamo di quattro anni, quindi a 62 anni e 7 mesi. Naturalmente lo sappiamo, l’età di pensione aumenta con il tempo. C’è poi un requisito di base: bisogna avere 35 anni di contributi, oppure di più. L’altro requisito è un taglio dell’8% sull’intero assegno, perché se ce l’ho prima intero è un costo puro e semplice”.

“Se noi abbiamo questi requisiti, se si fanno i conti proiettandoli, si scopre una semplice verità: che noi avremmo un costo iniziale, ma se si considera che all’età normale la pensione è più alta […] abbiamo grosso modo 20 anni di risparmio”.

“Infatti, sull’altro lato della bilancia arriviamo a coprire il costo degli esborsi dei primi quattro anni, quindi sarebbe a costo zero nel lungo periodo. Poi io so perfettamente che bisogna guardare la cassa. Allora rispondo chiedendo di fare una discussione politica e dimostrando che possiamo stare in equilibrio”.

“Possiamo dunque dimostrare, conti alla mano, che il costo dell’uscita anticipata dal lavoro di quattro anni può essere coperta nei 20 anni successivi grazie agli assegni più bassi. Le penalizzazioni purtroppo, sono inevitabili”.

[Anche se, sempre secondo la proposta-Damiano, i lavoratori “precoci”, con 41 anni di contributi, uomini o donne, possono lasciare il lavoro a qualsiasi età e senza alcuna penalizzazione.]

“Non si può sacrificare l’equilibrio sociale alla logica dei conti, per questo io chiedo di introdurre la flessibilità già a partire dal 2016 con l’accordo di tutte le forze politiche, anche quelle di opposizione”.

Iscriviti alla nostra newsletter

“Si può ad esempio considerare per tutti uno zoccolo di base di 500 euro, riferibile a una pensione sociale, a partire dalla quale versare i contributi con il calcolo contributivo. Poi serve l’alternanza scuola-lavoro e iniziare a lavorare presto. A partire dai famosi 20 anni di un tempo”.

Non si può sacrificare l’equilibrio sociale alla logica dei conti
4.6 (91.43%) 7 voti