Damiano: La flessibilità aiuterà i giovani a trovare lavoro

“Il lavoro rimane la priorità per gli italiani anche nel 2016”. Secondo Cesare Damiano “i recenti dati sull’occupazione dell’Istat indicano un trend positivo nel mese di novembre – prosegue – ma questo primo risultato ha bisogno di essere sostenuto e consolidato”. Damiano ritiene che un passo avanti nella risoluzione del problema occupazionale si possa attuare attraverso un efficace sistema di flessibilità e prepensionamento. Un sistema pensionistico che costringe chi ha più di 65 anni a rimanere in attività, con i propri figli e nipoti disoccupati o precari, “è quanto di più inefficace e antimoderno possa esistere – aggiunge – il premier Renzi deve tenere fede alla parola data e fare del 2016 l’anno della flessibilità previdenziale”.

“La nostra proposta prevede la possibilità di andare in pensione con massimo quattro anni di anticipo, quindi a 62 anni e 7 mesi, a condizione che si abbiano 35 anni di contributi e si accetti una penalizzazione massima dell’8%, cioè 2% ogni anno – spiega Damiano -. E’ sostenibile? Il presidente dell’Inps Tito Boeri sostiene che possa costare 8,5 miliardi all’anno. Noi contestiamo quella cifra e siamo disposti a confrontarci. A nostro avviso si può fare a costo zero, perché la penalizzazione prevista per l’anticipo vale per sempre. Se mettiamo sulla bilancia quattro anni di costo e 19 di risparmio (considerata l’aspettativa di vita media di 85 anni) ci accorgiamo che siamo sostanzialmente  in pareggio. I vantaggi sono molti: risparmiare soldi altrimenti erogati sotto forma di indennità di disoccupazione o assistenza. La questione essenziale è che rifiutiamo il modello di lavoro che  nel 2043, un tempo nemmeno troppo lontano, prevede che si vada in pensione a 69 anni e 10 mesi di età”.

“Se il governo vuole davvero aiutare le nuove generazioni deve favorire il turn over, in favore di giovani lavoratori più propensi all’innovazione e alle nuove tecnologie, un aspetto che potrebbe far aumentare anche la produttività delle aziende italiane”. In questo senso la riforma delle pensioni può andare a braccetto con il Jobs Act. “Una cosa aiuta l’altra – continua Damiano -. Se non ci sono posti di lavoro sufficienti e crescita le imprese non assumeranno anche se gli incentivi sono consistenti”.

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“Renzi aveva promesso di affrontare il tema quest’anno. Deve mantenere la promessa. Mi auguro che il fatto di aver citato soltanto la riforma della pubblica amministrazione e il referendum di ottobre sulla riforma costituzionale non significhi che altri argomenti che non verranno affrontati. Su questo punto daremo battaglia, dopo i risultati ottenuti fin qui con le salvaguardie che hanno tutelato oltre 172.000 lavoratori e anche con la legge di stabilità”.

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