Santini: Sbagliato non introdurre la flessibilità in uscita, dobbiamo superare le rigidità della Legge Fornero

”Il Governo ha detto chiaramente che se ne parla nel 2016. Io penso che sia opportuno parlarne quanto prima per assecondare la tendenza positiva dell’economia e per dare una soluzione strutturale alle molte persone che perdono il lavoro in un’età in cui si è troppo vecchi per il lavoro e troppo giovani per la pensione”. Così il senatore Giorgio Santini, capogruppo Pd in Commissione bilancio.

“E’ chiaro –prosegue Santini – che ci sono delle difficoltà sul piano della sostenibilità economica e dobbiamo trovare una formula equilibrata che tenga conto delle esigenze finanziarie ma anche di quelle sociali. Una formula che non scardini il sistema previsto dalla Fornero ma che sia in grado di alleggerirne le rigidità”.

”Bisogna studiare un meccanismo che non penalizzi in modo insostenibile chi va in pensione anticipata e allo stesso tempo non metta in crisi i conti previdenziali dello Stato. Tenuto conto che la spesa pensionistica è l’unico baluardo che l’Europa non vuole assolutamente incrinare se non marginalmente. Spero che il Governo abbia il coraggio di aprire subito nel 2016 il cantiere della riforma delle pensione in modo ad arrivare in primavera ad una riforma che eviti il formarsi di nuove aree di persone senza lavoro e senza pensione a rischio altissimo di povertà”.

Emendamento sul Prestito Pensionistico

“L’idea è quella che dopo i 62-63 anni si possa ottenere un prestito sugli 800-900 euro che poi devono venire in tutto o in parte scontati dalla pensione che si prenderà. Quando si va in pensione in base ad alcuni indicatori previsionali si spalma l’importo ottenuto in prestito sui ratei che si dovranno prendere, riducendo così di circa 100-150 euro l’importo. Su questa base possono essere inserite anche aggiunte: per esempio la possibilità che il datore di lavoro possa anticipare, con una buona uscita, l’importo da rimborsare con la pensione, evitando quindi la decurtazione”.

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”Purtroppo, però, l’abbiamo ritirato perché sulle pensioni incombono altre urgenze di natura immediata legate anche alla deflazione. In altre parole, con un’inflazione al di sotto dello zero non c’è rivalutazione delle pensioni ma il rischio di restituzione di una quota da parte dei pensionati allo Stato. Rischio che verrà scongiurato con un provvedimento di salvaguardia degli effetti negativi della deflazione sulle pensioni e che ha ovviamente un costo”.

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