Boeri: La Riforma della Legge Fornero va fatta per quattro buoni motivi

“La Riforma della Legge Fornero va fatta per quattro buoni motivi”.

Così il Presidente dell’Inps, Tito Boeri, da una lectio magistralis all’università ‘Ca Foscari di Venezia.

1. Abbassare il debito pensionistico

Vuol dire che non intendiamo condannare chi inizia a lavorare oggi pagando delle tasse più alte solo perchè deve pagare la pensione a chi è già fuori dal mondo del lavoro. Secondo, perchè siamo dell’idea che chi non ha più voglia di lavorare, se può permetterselo, esca dalla produzione permettendo un giusto ricambio”.

2. Flessibilità in uscita

«I lavoratori più anziani possono dare moltissimo, ma se prevale la demotivazione; se non vogliono aiutare i più giovani, beh allora diventano un peso. Non penso che i più vecchi se ne debbano andare. Non l’ho mai pensato, però se lo ritengono, permettiamogli di fare altre cose».

«Si è detto creiamo uno zoccolo minimo dai 55 anni in su. E teniamo presente due cose: la prima che la riforma contributi­va non creava quello “zoccolo”, lo stiamo creando adesso noi e sarà dai 55 anni fino alla morte; secondo, liberiamo risorse e se il governo vorrà intervenire, e vorrà fare questa riforma, ora ha più possibilità di farlo».

3. Questione ricongiunzioni

«In Italia viviamo una cosa assurda, sbagliata ed iniqua dove i lavoratori con carriere mobili vengono penalizzati e devono spendere un sacco di soldi per ricostruire la loro pensione con gestioni diverse. Questo penalizza tutti, e soprattutto i giovani visto che vivia­mo in un mercato del lavoro con ampia mobilità. Perchè dobbiamo penalizzarli? Con la nostra riforma permettiamo la ricongiunzione delle varie gestioni a costo zero. E quindi pensiamo soprattutto ai giovani in questo mercato del lavoro in costante movimento».

4. Vitalizi dei politici

«Abbiamo fatto delle proposte condivise con il Governo. E quindi non si può dire che siamo andati al di là del nostro ruolo. Se non avessimo avuto l’assenso da Palazzo Chigi, non lo avremmo fatto». Ma il vespaio di polemiche è rimasto «Abbiamo pensato che per creare un po’ più di equità nei trattamenti fosse necessario ricostruire i contributi di queste persone e andare a calcolare quale sarebbe stata la loro pensione secondo criteri contri­butivi. Ora noi abbiamo analizzato le carriere dei politici e quello che succede…».

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«Tipicamente è che un politico dopo che ha finito il proprio mandato, guadagna più di prima, anche quando torna a fare il lavoro precedente. Non credo che ci sia bisogno di questo. I vitalizi ai politici sono pensioni a tutti gli effetti e come tali vanno trattati. Non si vede perchè per tantissimi anni tutti gli italiani hanno vissuto più riforme delle pensioni, anche costose, e i politici non si siano adeguati. Per questo è necessario intervenire».

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