Cida: Necessaria flessibilità per ricambio generazionale

“Le ricette per risolvere i problemi reali dell’occupazione e delle pensioni richiedono interventi strutturali, di sistema”.

Così, la Cida (la Confederazione sindacale che rappresenta unitariamente a livello istituzionale dirigenti, quadri e alte professionalità del pubblico e del privato).

“Le organizzazioni di rappresentanza manageriale -spiega- già hanno dichiarato che un intervento strutturale su questi presupposti non potrà essere a costo zero, offrendo la propria disponibilità a un confronto per verificare le soluzioni migliori e sostenibili per il futuro, sfruttando una parte delle risorse che si renderanno disponibili, nei prossimi anni, con gli ingenti risparmi in termini di prestazioni previdenziali che saranno generati dalla riforma Fornero”.

“Nello stesso tempo – prosegue – siamo consapevoli della necessità di dare una risposta immediata ai lavoratori esodati che non sono stati tutelati con i precedenti interventi di salvaguardia e sono rimasti senza stipendio e senza pensione, con un’ultima misura, la settima e speriamo quella definitiva, che garantisca la pensione con i criteri di accesso in vigore precedentemente alla riforma Fornero”.

“Le proposte di legge 857 e abbinate vanno – a parere della Cida – nella giusta direzione, consentendo un sistema di pensionamento flessibile in cui, nella fascia tra i 62 e i 70 anni di età, si applica una riduzione ovvero una maggiorazione sulla quota di trattamento pensionistico, mantenendo i criteri di computo, per ciascun anno di età di pensionamento inferiore o superiore ai 66 anni”.

“Nello specifico, più volte le nostre organizzazioni si sono pronunciate con favore per tali proposte che si basano su uno schema di pensione anticipata che prevede come requisiti un’età minima di 62 anni con una anzianità contributiva di almeno 35 anni e una penalizzazione per ciascun anno di anticipo sulla pensione pari ad abbattimento della pensione lorda del 2% annuo”.

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“Non c’è dubbio – fa notare – che un intervento in termini strutturali attraverso l’introduzione di criteri di flessibilità per l’accesso al pensionamento che si concretizzerebbe nell’ipotesi di anticipare l’accesso al pensionamento fino a 4 anni appare una proposta socialmente sostenibile e accettabile se applicata per trattamenti ridefiniti con l’applicazione di percentuali di riduzione per ogni anno di anticipo che dal 2% potrebbero arrivare al massimo al 3% l’anno, se necessario. In tal caso, la penalizzazione massima potrebbe corrispondere a un valore percentuale che va dall’8% fino al 12% sulla pensione. Si tratterebbe, in effetti, di una misura di politica economica e sociale, che non può essere valutata solo da un punto di vista strettamente contabile, in quanto risponde alle aspettative dei lavoratori e delle imprese, favorendo il ricambio generazionale nel mercato del lavoro”.

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