Quota96, ancora dichiarazioni inverosimili sui dati

Lettera

 

Giunti al quarto anno di giravolte sulla questione Quota96, vedi il non inserimento dei lavoratori della scuola nella legge di stabilità 2016, ci saremmo finalmente aspettati almeno una risposta definitiva.

Al di fuori dei riferimenti di legge nella risposta all’interrogazione Pannarale e altri, non vediamo che il volersi tagliare fuori da un’assunzione di verità e di responsabilità.

Il Miur continua a ributtare su Inps la responsabilità della certificazione di tutti coloro che possano accedere alla pensione secondo le nuove norme.

E’ stato solo grazie alla nostra richiesta che l’allora Ministro Carrozza, nell’ottobre 2013, ha predisposto la rilevazione, da cui sono risultate 3976 domande di lavoratori interessati ad andare in pensione, scaricando sugli stessi soggetti l’onere di presentare la domanda, invece di rilevarlo dai dati che sono presenti nelle segreterie delle scuole e nell’Ufficio pensioni degli ex-provveditorati.

Non è accettabile che il sottosegretario di turno, venga mandato a fare brutta figura, ripetendo dati che noi abbiamo ottenuto dall’allora dirigente Inps dottor Crudo, l’8 ottobre del 2014, e mai al MIUR si sono sognati di controllare quanti lavoratori della scuola  siano effettivamente andati in pensione con la IV e la VI salvaguardia (1000 lavoratori), avendo usufruito di permessi o congedi parentali nel 2011.

Dati già forniti dal ministro  del PA Madia e dal ministro MIUR Giannini nelle question-time alla camera e al Senato.

Nè si capisce perché dal Ministero non vengano forniti i dati del personale che ha optato per opzione donna nel periodo 2012-2015 e quanti siano usciti nel 2103-2015 per avere raggiunto i requisiti contributivi imposti dalla Fornero.

Quante sono le donne che hanno usufruito dell’opzione donna?

Quanti lavoratori hanno raggiunto i nuovi requisiti dal 2013 al 2015?

Perché non li forniscono e li nascondono, quando questi dati sono a loro conoscenza poiché questi lavoratori sono stati collocati a riposo avendo prima presentato domanda al MIUR, secondo le scadenze delle circolari ministeriali, e successivamente all’Inps per ottenere la pensione?

Solo se il MIUR, che può verificare i dati certi, in quanto da anni sono nell’ufficio pensioni degli ex-provveditorati, verifica la congruità delle domande, questi lavoratori vanno in pensione.

Il Miur in questi anni, le poche volte che ha partecipato a incontri presso le commissioni del Parlamento che si sono occupate della soluzione del problema Q96, ha dato sempre risposte evasive o ha taciuto, affermando che questo esula dalle sue funzioni.

Cosa ha da nascondere? La mancanza di volontà di verificare nei suoi archivi elettronici quanti Q96 nel frattempo sono stati collocati a riposo.

Perché continua a ripetere che questi dati può darli solo l’INPS, quando da un semplice controllo nei suoi uffici periferici (segreterie e uffici pensioni) sono facilmente verificabili?

Ci chiediamo a questo punto, malgrado le roboanti affermazioni che questo governo ha a cuore le sorti della scuola, perché non si occupa veramente del personale a cui è stato negato un diritto?

Non sono più accettabili tali comportamenti da ministri e da funzionari che dovrebbero occuparsi dei diritti dei cittadini e dei lavoratori!

Consegnare sia a noi e alle Commissioni competenti, come da anni richiediamo, questi numeri certi, è un loro dovere, invece di dare risposte insulse!

 

Francesco Martino

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Comitato lavoratori della scuola Q96

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