Damiano incalza su Esodati, Donne, Partite Iva e Flessibilità nella legge di Stabilità, le risorse ci sono

“Siamo d’accordo con il direttore generale di Confindustria, Marcella Panucci, sugli sgravi contributivi del contratto a tutele crescenti: hanno fatto funzionare le assunzioni. Anche noi pensiamo che questa misura debba essere strutturale. In caso contrario il Jobs Act muore”.

Così Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera.

“La legge di Stabilita’ – afferma Damiano – sara’ un banco di prova decisivo per le priorita’ che Renzi decidera’ di adottare. Accanto agli incentivi per l’occupazione noi insistiamo affinche’ vengano affrontati i temi che riguardano le pensioni: la settima salvaguardia degli esodati, l’Opzione Donna e la flessibilita’ in uscita. Come dice Confindustria, anticipare la pensione puo’ favorire l’assunzione dei giovani”.

“Infine, non vorremmo che ci si dimenticasse delle Partite Iva: all’errore compiuto di recente dal Governo va posto rimedio. I contributi previdenziali vanno bloccati all’attuale 27% e portati, con gradualita’, al 24%, come per i lavoratori autonomi, mentre per le start up va prevista una tassazione agevolata al 5% per i primi 5 anni”.

“Nei precedenti tre incontri con la Presidenza della Commissione lavoro della Camera, i tecnici del ministero del lavoro hanno concordato con le nostre posizioni, mentre quelli del MEF hanno dichiarato che le risorse risparmiate nel 2013-14 non esistono più. Si tratta di una tesi inaccettabile: per quello che ci riguarda non occorrono risorse aggiuntive per le coperture. È sufficiente utilizzare i risparmi fin qui realizzati nel Fondo esodati, che l’INPS stima che siano 3,3 miliardi di euro fino al 2023”.

“Anche per quanto concerne Opzione Donna non pensiamo che, per correggere una circolare interpretativa dell’INPS, siano necessarie altre risorse. Intanto il MEF dovrebbe spiegarci che fine ha fatto il miliardo di euro non speso per le lavoratrici che anticipano la pensione scegliendo l’Opzione, anch’esso ingoiato dal pozzo senza fondo del debito. A far le spese di questa gestione delle risorse non possono essere i lavoratori”.

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“Non vogliamo cancellare la riforma Fornero, ma soltanto correggerla e anche mantenere l’equilibrio di finanza pubblica. Taluni affermano che il prestito ai lavoratori tramite un assegno di 700 euro per alcuni anni sarebbe sostenibile e altre soluzioni no. Facciamo osservare che anche la flessibilita’ va in questa direzione perche’, con la penalizzazione massima dell’8%, assomiglia a una sorta di restituzione delle mensilita’ anticipate che, correlata all’aspettativa di vita che arriva oggi fino a 82 anni, consente di pareggiare i conti nel medio-lungo periodo”.

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