Damiano: Non si può andare oltre l’8% di penalizzazione

“Non sono d’accordo con Enrico Morando: se l’introduzione della flessibilita’ nel sistema pensionistico deve prevedere ‘una soluzione neutrale per le casse dello Stato’, occorre fornire qualche spiegazione supplementare se non si vuole che la soluzione proposta si trasformi in una involontaria presa in giro”.

Così Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera.

“La prima spiegazione – aggiunge il presidente della Commissione Lavoro – riguarda la penalità a cui sarebbero sottoposti gli assegni pensionistici per una riforma a costo zero: sarebbe non inferiore al 30%, vale a dire equivalente a un ricalcolo basato integralmente sul sistema contributivo. Una soluzione ingiusta e poco attraente per i lavoratori”.

“La seconda spiegazione – continua Damiano – riguarda i risparmi che si sono conseguiti e che si conseguiranno con la riforma Monti. Noi abbiamo in mente due cifre: 80 miliardi miliardi di euro risparmiati dal 2012 al 2022 e la previsione di un risparmio, nel quarantennio 2020 e 2060, superiore ai 300 miliardi di euro.

E’ mai possibile che non si possa intaccare questo colossale trasferimento di risorse a copertura del debito che ha colpito il nostro Stato sociale per utilizzare qualche decina di miliardi per la flessibilita’?”.

“Quanto ai costi – spiega Damiano – noi contestiamo i conti dell’Inps forniti da Boeri nel corso della audizione alla Commissione Lavoro della Camera: se si sostiene che, consentendo ai lavoratori di andare in pensione con 62 anni di eta’ e 35 di contributi e con una penalità dell’8%, tutti sceglieranno immediatamente quella soluzione, si e’ capito poco delle scelte dei lavoratori. Chi fa un lavoro pesante si vorra’ ritirare, chi ce l’ha gratificante vorra’ proseguire magari fino a 70 anni”.

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“Infine, non si considerano i risparmi di Cassa integrazione e il fatto che molti esodati non ancora tutelati potrebbero optare per questa soluzione: anche in questo caso si tratta di risparmi”, termina.

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