Cazzola: Luogo comune che regole Fornero troppo rigide

“Ha un bel da dire Susanna Camusso, ma nell’attuale contesto di finanza pubblica chi ce lo fa fare di manomettere la riforma delle pensioni del 2011? Su questo argomento si parte da un luogo comune, che, ripetuto dalla grancassa dei media, si trasforma in un dato di fatto, in una presunzione assoluta che non ammette prova contraria”.

Così a Labitalia Giuliano Cazzola.

“Si sostiene infatti che le regole della riforma del 2011 sono troppo rigide, come se alle persone fosse ormai inibito di andare in quiescenza se non ad età venerande”.

“Ovviamente, queste apodittiche affermazioni sono smentite dai dati ufficiali dei principali settori privati dell’Inps riguardanti l’età effettiva media alla decorrenza della pensione nel periodo tra il 2009 e i primi due mesi del 2015”.

“Nell’arco temporale considerato sono andati in pensione oltre 1.503.000 lavoratori (di cui 745mila di anzianità o di vecchiaia anticipata e 758mila di vecchiaia). Le nuove regole hanno determinato un incremento importante dell’età media di vecchiaia mentre hanno interessato di soli 9 mesi (da 59 a 59,9 che sale ad un anno se si includono anche i primi due mesi del 2015) l’età del pensionamento anticipato”.

“L’incremento più importante dell’età effettiva alla decorrenza – prosegue Cazzola – è quello concernente le pensioni di vecchiaia, in larga misura dipendente dall’equiparazione (con gradualità accelerata) del requisito anagrafico delle donne a quello degli uomini (con l’aggiunta dell’aggancio automatico all’attesa di vita)”.

“Infatti – spiega – il dato cumulato di uomini e donne, dal 2009 ai primi due mesi del 2015, aumenta nel complesso di 3,3 anni, da 62,5 a 65,8. Diverso il caso della anzianità/vecchiaia anticipata: l’incremento è solo di un anno (da 59 a 60 anni)”.

“L’età media – continua Cazzola – alla decorrenza per la vecchiaia e l’anzianità nel periodo considerato cresce solo di 7 mesi, da 61,2 a 61,9. Con riferimento a tutte le gestioni, l’età effettiva di vecchiaia degli uomini aumenta solo di 8 mesi, mentre quella delle donne di 3 anni, quella cumulata di 3,3 anni”.

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“Diverso l’andamento dell’età effettiva media per le pensioni d’anzianità/vecchiaia anticipate: l’incremento è di 1,2 anni per gli uomini, 1,4 per le donne; 1 anno il dato complessivo. In sostanza, il ricorso al pensionamento anticipato diminuisce nei numeri, ma non ha visto una sostanziale elevazione del requisito anagrafico che rimane più o meno al livello precedente le riforme più recenti. Se si rivedesse al ribasso l’età pensionabile questa tendenza diventerebbe ancora più frequente”, termina.

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