Damiano (PD): Speriamo in intesa su uscite a 62 anni e 35 anni di contributi

“Con l’approvazione del decreto legge sulle pensioni abbiamo fatto diversi passi in avanti. Da un lato è stata potenziata la base rivalutativa dei rimborsi rispetto a quanto previsto originariamente dal Governo, abbiamo fermato il rischio di una svalutazione del montante dei contributi a causa dell’andamento negativo del Prodotto Interno Lordo e, da ultimo, abbiamo messo sul piatto altri 220 milioni di euro per i contratti di solidarietà”.

Così Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera.

“Ora bisogna affrontare il nodo della flessibilità in uscita, la chiusura del capitolo esodati, la garanzia di uno strumento di sostegno al reddito per i lavoratori con piu’ di 55 anni senza lavoro senza dimenticare il problema delle ricongiunzioni onerose: il Pd ha depositato diverse proposte di legge alla Camera che attendono di essere discusse nel merito”.

“Il nostro obiettivo – spiega Damiano – e’ quello di risolvere preliminarmente alcuni problemi legati alla settima salvaguardia (ad esempio quelli dei lavoratori di aziende fallite, della mobilita’ degli edili, degli accordi sottoscritti territorialmente, dell’opzione donna, ecc.) e, nella Legge di Stabilita’, affrontare strutturalmente la questione della flessibilita’”.

“Per quanto riguarda la flessibilità in uscita attendiamo di conoscere gli intendimenti del Presidente dell’Inps, Tito Boeri, che ha messo a punto un dossier di proposte per riformare la previdenza e l’assistenza. Sulla flessibilità noi però abbiamo idee abbastanza chiare – sottolinea Damiano -: nelle nostre proposte in esame in Commissione Lavoro vogliamo concedere la pensione a partire dai 62 anni di eta’ con 35 di contributi e con un massimo di penalizzazione dell’8%; oppure con 41 di contributi indipendentemente dall’eta’, sia per gli uomini che per le donne”.

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“Siamo invece contrari al ricalcolo dell’assegno con il sistema contributivo perchè la decurtazione dell’assegno sarebbe troppo intensa. A chi sostiene che il costo sarebbe elevato, 8,5 miliardi, bisogna ricordare che la Riforma Fornero nel 2011 ha generato risparmi nell’ordine di qualche centinaio di miliardi di euro e che se non si interviene dovremo comunque mettere mano al portafogli per tutelare il reddito di questi lavoratori con altri strumenti”, ha terminato.

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