Damiano: Prima esodati e indicizzazione delle pensioni e poi la flessibilità in uscita

“La direzione del Pd di domani non deve diventare una resa dei conti, ma l’occasione per un confronto di merito”. Queste le parole di Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera.

“Come sinistra riformista – aggiunge Damiano – siamo interessati a riaprire nel Paese una stagione di dialogo: il Governo si confronti con il Parlamento e con le parti sociali sui temi cruciali del Paese e abbandoni la pretesa di asfaltare chiunque non sia d’accordo”.

“Renzi – continua – sta facendo delle aperture sulla possibilita’ di correggere alcuni disegni di legge, a partire dalla scuola, che possono aiutare la situazione e aprire la strada per nuovi miglioramenti, oltre a quelli gia’ conquistati grazie alla battaglia della minoranza. Come sinistra riformista abbiamo presentato e fatto approvare un ordine del giorno allaCamera sul tema dei precari della scuola: la nostra richiesta e’ che ilGoverno vada al di la’ delle 160.000 assunzioni previste risolvendo gradualmente ma definitivamente il problema, anche attraverso un apposito monitoraggio”.

“Sul tema delle pensioni – spiega Damiano – abbiamo apprezzato il fatto che Renzi abbia aperto sulla flessibilita’, che affronteremo con una nostra proposta nella legge di Stabilita’, ma vorremmo migliorare da subito il decreto sulla indicizzazione delle pensioni e riaprire il capitolo degli esodati ”.

“Infine, sul tema del lavoro il Premier non puo’ dimenticare che la Delega del Jobs Act e’ stato approvata da tutto il Pd, minoranza compresa, ad eccezione di 29 parlamentari che non parteciparono al voto: quindi, in quella occasione, nessuna sinistra resistente o messa nell’angolo, come ha dichiarato Renzi a Repubblica”.

“Il problema si e’ posto con il primo decreto, quando il Presidente del Consiglio ha deciso di inserire nelle nuove regole anche i licenziamenti collettivi, contro il parere unanime dei parlamentari del Pd delle Commissioni lavoro di Camera e Senato. Una scelta non necessaria, incoerente con il dialogo avvenuto sul tema del lavoro e politicamente sbagliata”.

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“Ricordare correttamente quello che e’ successo puo’ servire per rendere piu’ facile il confronto futuro”, conclude.

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