Lettera Federspev contro i tagli proposti da Boeri

E’ utile quantizzare la misura dei danni prodotti ai pensionati dagli interventi in materia previdenziale assunti dai legislatori negli ultimi anni (periodo 2008-2016).Nel periodo anzidetto di 9 anni, a legislazione vigente per ben 6 anni sono intervenuti provvedimenti che hanno o bloccato completamente la rivalutazione annuale (nel 2008 e nel 2012 -2013, rispettivamente per le pensioni di importo oltre 8 volte, ovvero oltre 3 volte il minimo INPS), oppure hanno severamente ridotto (negli anni 2014, 2015 e 2016) la perequazione rispetto ai parametri di cui alla legge 448/1998 per le pensioni di misura superiore a 3 volte il minimo INPS.

L’annullamento, o la forte riduzione, della indicizzazione d’obbligo hanno prodotto un danno permanente alle pensioni in godimento che vale, in termini reali, non meno dell’11-12% per tutti i pensionati anzidetti, a cui sono da aggiungersi almeno 3-4 punti percentuali di perdita in ragione del prelievo connesso alle addizionali regionali e comunali, nel frattempo intervenuto.

In definitiva, tutti i pensionati anzidetti hanno già subito una riduzione della loro pensione, in modo definitivo e permanente, di almeno il 15%, e percentuali ancora maggiori di perdita hanno avuto coloro che hanno subito anche il prelievo cosiddetto “di solidarietà”.

E tuttavia nuovi tagli si prospettano ancora per le pensioni ed i pensionati ed a tal fine è stato chiamato alla Presidenza INPS proprio il prof. Tito Boeri che, come già prima di lui la prof. Elsa Fornero, avevano ampiamente manifestato sulla stampa quotidiana, ed in comparse televisive, le loro “brillanti” idee in materia previdenziale.

Oggi il prof. Tito Boeri, di estrazione bocconiana, vorrebbe, nell’ambito della spending review, produrre un nuovo “risparmio” di circa 4-5 mld di euro all’anno (sono previsioni sue), andando ad espropriare un’altra fetta delle pensioni in godimento agli aventi diritto, pensioni già calcolate e correttamente liquidate secondo le regole vigenti nel tempo.

La prima ipotesi di “esproprio” è stata quella di ricalcolare le pensioni retributive in godimento (che sono la quasi totalità), per applicare ad esse ( ora per allora) le regole del calcolo contributivo, mediamente meno vantaggiose.

Più recentemente pare invece prevalere l’ipotesi di un prelievo forfettario sulle pensioni in godimento sulla base dell’importo della pensione stessa (naturalmente battezzata “d’oro” in quanto di natura “retributiva”), anche perché nel pubblico impiego non sarebbe possibile risalire con certezza alla storia contributiva di ogni singolo pensionato, vecchia anche di 40-50 anni.

Poco importa che l’ipotesi Boeri, e di altri “giustizieri rossi”, novelli Robin Hood, cozzi contro principi costituzionali consolidati (artt. 3, 36, 38, 53, 97) e contro le censure che la Corte costituzionale ha già espresso (sentenze 30/2004, 316/2010, 223/2012 e 116/2013) laddove ha ravvisato che sono stati intaccati i principi di adeguatezza delle pensioni, di rispetto dei diritti quesiti, di ragionevolezza e proporzionalità, ecc.

Vediamo come potrebbe concretizzarsi la malaugurata “ipotesi Boeri”, per ora celata nella nebbia per non creare allarmi prima delle consultazioni regionali prossime. Ai fini della “equità”, autocertificata dal prof. Boeri in persona:

a) le pensioni di circa 1,3 milioni di pensionati (con misura della pensione tra 2.500 e 5.000 € lordi/mese) verrebbero abbattute del 3% (con perdite medie di 90 €/mese, cioè 1.170 €/anno), per produrre circa 1,5 mld/anno di risparmi;

b) le pensioni di circa 128.000 pensionati (con misura della pensione tra 5.000 e 10.000 € lordi/mese) verrebbero decurtate del 6% (con perdite medie di 370 €/mese, circa 4.800 €/anno) per produrre un risparmio di circa 614 milioni di €/anno;

c) le pensioni dei pensionati con importi tra 10.000 e 20.000 € lordi/mese (circa 8.500 persone) verrebbero abbattute del 9% (con perdita mensile di 1.000 € e 13.000 € in termini annuali) per produrre circa 110 milioni di €/anno di risparmio;

d) infine le pensioni oltre i 20.000 € lordi/mese (non più 600 unità) verrebbero tagliate del 12% (con perdita mensile di 2.800 € e 36.000 annuali) con risparmio di circa 22 milioni di €/anno.

Le pensioni verrebbero quindi abbattute in percentuale crescente rispetto alla misura dell’assegno e sull’intero importo spettante ed il taglio sarebbe permanente: insomma si tratterebbe di un vero e proprio esproprio, più grave del già dichiarato incostituzionale “contributo di solidarietà”, che almeno era provvedimento transitorio e su quota-parte della pensione.

Poiché nell’ipotesi prima sviluppata i risparmi prodotti si fermerebbero a circa 2,5 mld di euro/anno (anziché i 4-5 previsti) e per prevenire una macroscopica lesione dei principi di uguaglianza di cui agli artt. 3 e 53 della Costituzione (anche considerando l’uso improprio del sistema previdenziale in funzione fiscale e tributaria), sarebbe da ipotizzarsi (a nostro giudizio) anche un prelievo minimo dell’1% sulle pensioni dei 15 milioni di pensionati (sempre titolari di pensioni retributive) con importo dell’assegno fino a 5 volte il minimo INPS (circa 2.500 € lordi/mese), con perdita media di 10 €/mese, cioè 130 €/anno. In questo modo si produrrebbero circa 2 mld di €/anno di ulteriore risparmio previdenziale per complessivi 4,5 mld, che si ridurrebbero a meno di 4 mld di risparmio effettivo per il minor prelievo fiscale conseguente.

Senza quest’ultimo prelievo, bisognerebbe ulteriormente infierire sempre e solo sui “soliti noti”: cioè i pensionati con più di 2.500 € lordi/mese.

Noi riteniamo l’ipotesi Boeri anzidetta (se così dovesse risultare “a carte scoperte”) del tutto “folle”, infatti:- se già è illegittimo ed anticostituzionale applicare oggi alle pensioni retributive, correttamente liquidate, il nuovo calcolo contributivo, a maggior ragione stride un prelievo forfettario sulle pensioni in atto con criteri “distinti e distanti” sia rispetto alla logica del calcolo retributivo di ieri, sia del calcolo contributivo di oggi;- anche qualora venisse confermato il prelievo forfettario sulle pensioni retributive in atto (quelle di maggiore importo, o tutte), le risorse risultanti non potrebbero comunque essere attribuite ai futuri pensionati con metodo di calcolo contributivo, perché non si tratterebbe comunque di contributi versati ed utilizzabili, ma servirebbero solo a sanare una parte del debito pubblico italiano;- l’ipotesi folle ed irresponsabile che abbiamo prima sviluppato servirebbe invece a derubricare le pensioni retributive in atto a pensioni contributive di fatto (e senza neppure il bisogno di ricalcolarle), infatti le pensioni retributive di oggi hanno un tasso di sostituzione anche dell’ 80-85%, mentre le pensioni retributive dopo i tagli già subiti (15%) ed i nuovi tagli ipotizzati (anche del 10-12%) verrebbero abbattute d’autorità ad un tasso di sostituzione attorno al 50-55% circa, in analogia alle future pensioni contributive ed a parità di anzianità di contributi versati.

I dati anzidetti sono stimati ed approssimativi, ma assolutamente attendibili, visto che traggono concretezza dalle cifre, in materia di numero di pensionati e relativa misura delle pensioni, fornite dai bilanci consuntivi INPS del 2012 e 2013.

Ci rendiamo conto dell’affanno del Governo Renzi nel “far cassa” a tutti i costi per evitare che scattino le norme di salvaguardia previste dall’ultima legge di stabilità a far data dal 1° gennaio 2016 (+ 2% dell’IVA ad aliquota ordinaria; elevazione al 10% dell’IVA ridotta; incremento dell’accisa sui carburanti), ma questa volta il Governo è all’angolo, infatti sulla casa ha già infierito, come sui pensionati oltre 3 volte il minimo INPS, quindi per pudore e dignità è obbligato a tagliare su sé stesso, cioè sulla corruzione, sull’evasione, sugli sprechi, cioè su quell’humus su cui vive e prospera la politica, anzi la “malapolitica”.

Al prof. Boeri, la cui carriera è stata finora senza inciampi, anche favorita dal bell’aspetto e dal capello in voluto disordine, ricordiamo come sia facile finire dagli altari alla polvere, come è già capitato ai Colleghi Elsa Fornero e Mario Monti, che credevano anch’essi di passare alla Storia in senso positivo tra ovazioni e titolazione di strade.

Infine, speriamo che la Corte costituzionale, che dovrà pronunciarsi sugli abbattimenti delle indicizzazioni delle pensioni nel biennio 2012-2013, non voglia sconfessare le precedenti sentenze sulla stessa problematica, ricordandosi che la propria funzione è di valutare se lettera e spirito delle leggi rispondano ai principi fondamentali stabiliti dalla nostra Carta, non subire il volere dettato dal Palazzo, che pur ha tanto contribuito alla nomina dei Giudici costituzionali in carica.

Se ai pensionati sarà inferto un ulteriore schiaffo, oltre a quelli già subiti, e nonostante che essi già contribuiscano al fisco (e senza evadere) secondo aliquote ordinarie, in analogia ai percettori degli altri redditi, oltre che adire le vie legali in ogni sede, nazionale ed europea, non rimarrà che ricorrere alle armi della disubbidienza civile, del “non voto” in via permanente o “del voto permanente di protesta”.

Suggeriamo perciò a Renzi, a Poletti ed a Boeri di evitare di produrre ulteriori guasti alle pensioni, salvo pagarne le conseguenze, in particolare la perdita di credibilità, sia in termini tecnici che politici.

Sarebbe invece molto più utile che i Suddetti – ciascuno per il proprio ruolo – operassero per distinguere nettamente, nella gestione INPS, quanto è previdenza in senso proprio rispetto al 30% circa di risorse INPS , che vengono impiegate per interventi e provvedimenti di natura socio-assistenziale.

Prof. Dott. Michele Poerio

Presidente nazionale FEDER.S.P.eV.

Dott. Carlo Sizia

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