Quota 96, nuova interrogazione Ghizzoni-Giannini

Prosegue senza soluzione di continuità il dibattito riferito a pensioni Quota 96 Scuola e previdenza: la più importante novità, comunque più attinente all’universo della Scuola in sé che non alla vertenza dei Quota 96, consiste in una nota diffusa dal MIUR, la numero 18851 dell’11 Dicembre 2014, un provvedimento col quale il ministero ha individuato il personale scolastico che dovrà presentare domanda di pensionamento entro il 15 gennaio per poter poi fruire dello stesso in occasione della prima finestra utile (settembre 2015).

Intanto bisogna evidenziare l’interrogazione presentata dall’On. Ghizzoni, che rivolgendosi al ministro Giannini ha sottolineato come continuare “a tenere occupato personale ultrasessantenne” non giovi alle casse statali, tutt’altro. Considerato lo stress arrecato da una professione come quella dell’insegnante, mestiere perciò equiparabile ai “lavori usuranti”, si rende spesso necessario assentarsi per motivi di salute, “tutti costi a carico del SSN, del MIUR e dell’INPS, da intendersi sia come spese per le cure necessarie sia come costi per il pagamento di supplenti”.

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“I soggetti coinvolti – sostiene l’on. Ghizzoni nell’interrogazione – sono mantenuti al lavoro in quanto alla soluzione del problema sono sempre stati opposti insormontabili problemi di natura finanziaria. Non si sono volute, invece, valutare le conseguenze di un innalzamento forzato dell’età lavorativa e quindi misurare il costo ‘sociale’ del mantenimento in servizio di persone ultrasessantenni. Non appare difficile comprendere quanto sia complesso e faticoso occuparsi per più di 40 anni dell’istruzione di studenti in classi sovraffollate, con la presenza di alunni stranieri, di ragazzi con handicap spesso con sostegno insufficiente, di studenti con DSA o con BES. Un impegno fisico e intellettivo che configura quella dell’insegnante come una professione usurante, causa di stress e predisposizione a contrarre malattie. Questa situazione, in progressivo deterioramento, determina la necessità di frequenti assenze con costi a carico del SSN, del MIUR e dell’INPS, sia per le cure necessarie sia per il pagamento di supplenti. Appare quindi lungimirante – conclude Manuela Ghizzoni – considerare più economico il pensionamento rispetto al protrarsi di questa condizione, tenuto conto della esigenza della continuità didattica, della dignità dei lavoratori coinvolti nonché della necessità di emendare a palesi errori normativi”.

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