Ritornano le penalità alla pensione anticipata per gli assegni oltre i 3500 euro

Il Governo potrebbe reintrodurre la penalizzazione sugli assegni anticipati superiori a 7 volte il trattamento minimo, vale a dire oltre i 3500 euro al mese. E’ quanto si apprende questa mattina da fonti vicine a Palazzo Chigi, riprese dalle agenzie di stampa, secondo le quali il Tesoro sta elaborando un emendamento da presentare al Senato al ddl di stabilità approvato la scorsa settimana alla Camera dei Deputati.

Accanto alla modifica dovrebbe esserci la reintroduzione del divieto di cumulo reddito-pensione per chi ha un assegno retributivo, ha meno di 66 anni ed ha un assegno superiore a 3500 euro al mese.

La prima novità ‘correggerebbe’ in parte un emendamento del Pd alla manovra approvato a fine novembre dalla commissione Bilancio della Camera. La modifica cancellava in toto uno dei cardini su cui era impostata la riforma Fornero, ovvero la penalizzazione di chi, avendo raggiunto 42 anni e un mese di contributi, sceglie di ritirarsi dal mondo del lavoro pur non avendo ancora compiuto 62 anni.

La legge attualmente in vigore prevede che – fatti salvi i requisiti contributivi – chi va in pensione prima del 62esimo compleanno subisca un taglio dell’assegno previdenziale pari all’1% annuo nel primo biennio e al 2% negli anni successivi, penalizzazione che sale al 6% per chi lascia il lavoro con quattro anni di anticipo rispetto alla soglia d’età prevista.

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In sostanza, l’emendamento già varato a Montecitorio ripristina la regola in vigore prima della riforma del governo Monti, stabilendo che basteranno 42 anni e un mese di contributi per andare in pensione, a prescindere dall’età, senza alcun taglio dell’assegno. Ora però l’Esecutivo sembra orientato verso una parziale marcia indietro, puntando a reintrodurre le penalizzazioni per chi supera l’asticella dei 3.500 euro lordi mensili.

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