Opzione donna in scadenza a fine anno e difficilmente sarà prorogata

Scade di fatto tra pochi giorni la cosiddetta “opzione contributivo” grazie alla quale le donne possono lasciare anticipatamente il lavoro accettando in cambio un assegno previdenziale più basso perché calcolato con il meccanismo meno generoso. Più precisamente, potranno sfruttare questa possibilità le lavoratrici del settore privato che maturano i requisiti richiesti (57 anni e 3 mesi di età unitamente a 35 di contributi) entro il mese di novembre, e quelle del pubblico che ce la fanno entro dicembre. Poi, a meno di ripensamenti da parte dell’Inps e/o del Ministero del Lavoro, le porte si chiuderanno e sarà inevitabile restare al lavoro fino a cinque-sei anni in più.

Una possibilità che come abbiamo anticipato ha un costo non indifferente: il passaggio dal vantaggioso sistema retributivo al molto meno generoso sistema contributivo. In media, la decurtazione dell’assegno è circa del 25-30 per cento e, prima dell’entrata in vigore della legge Fornero, pochissime donne avevano optato per questa soluzione: appena 56 nel 2009. Con il passare degli anni, però, con lo scattare della tenaglia pensionistica azionata dal Governo Monti, l’opzione donna è diventata sempre più allettante: quest’anno sono state liquidate 8.652 pensioni con questo metodo.

Ad oggi, con la legge di Stabilità prossima a entrare nel vivo del suo esame, risultano già diversi emendamenti presentati per allargare il campo d’azione di questo particolare regime pensionistico, eppure gli stessi parlamentari sembrano scettici sulla possibilità di ottenere il via libera: impossibile quantificare con certezza quanti soggetti richiederebbero il trattamento anticipato a queste condizioni in caso di prosecuzione, e senza certezza sui costi dell’operazione molti scommettono sul no del Ministero dell’Economia.

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Pertanto l’unica possibilità, al momento, di una estensione del regime in parola è affidata al Comitato Donna, costituito da Daniella Maroni, che ha promosso, nel mese di Ottobre, un ricorso collettivo contro l’Inps volto all’eliminazione della restrizione. Le promotrici dell’azione chiedono che l’istituto o il Ministero del Lavoro consentano la fruizione dell’agevolazione in favore di tutte le lavoratrici che hanno maturato i suddetti requisiti entro il 31 dicembre 2015.

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