Bankitalia: Il Tfr in busta mette a rischio le pensioni

Pensioni povere, a causa delle nuove norme sul Tfr, e qualità servizi a rischio. A lanciare l’allarme sono Bankitalia e Corte dei Conti che in audizione davanti al Parlamento passano al setaccio la Legge di Stabilità e mettono in guardia il governo.

Secondo il vicedirettore generale di Bankitalia, Luigi Federico Signorini, “è cruciale che sia mantenuta la temporaneità del provvedimento, motivato dalla fase congiunturale eccezionalmente avversa”. Per il resto l’istituto di via Nazionale ritiene “condivisibile” lo scenario macro economico, apprezza il “significativo” taglio del cuneo fiscale e le risorse destinate a istruzione e mercato del lavoro.

Il problema del Tfr non è tanto quello sollevato finora dai sindacati del trattamento fiscale (aliquota ordinaria anziché tassazione separata) al quale verrebbero assoggettate le somme confluite in busta paga, ma quello del futuro pensionistico dei lavoratori che sceglieranno questa opzione, soprattutto se di basso reddito o giovani. Come è noto, il Tfr può alimentare i fondi pensione integrativi, considerati il vero salvagente per molti lavoratori, i quali altrimenti tra occupazioni precarie, metodo di calcolo contributivo e carriere discontinue, rischiano di trovarsi con pensioni da fame o comunque “non adeguate”. Bankitalia quindi suggerisce tre cose:

  1. la “temporaneità” del provvedimento (la legge di Stabilità prevede 3 anni);
  2. regole più trasparenti e
  3. invio della cosiddetta busta arancione “per consentire ai lavoratori di effettuare una scelta consapevole”.

L’Istat, invece, si concentra sugli effetti della manovra: saranno “marginali” nel corso del biennio 2015-2016 sul Pil. In questo senso, “il bonus da 80 euro in busta paga, in base alle analisi e simulazioni, porta un aumento del reddito del 2,7% per i beneficiari”.

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Poco o nulla. Dal canto suo, invece, la Corte dei Conti sottolinea il rischio di un effetto compensazione in seguito ai tagli a Regioni e Comuni. “Vi è il rischio che le Regioni e gli enti locali siano indotti a compensare l’ulteriore riduzione dei trasferimenti recata dalla Legge di stabilità con un aumento dell’imposizione decentrata”, paventano i magistrati contabili. Insomma, il pericolo di un boom di addizionali e tasse sulla casa è concreto. Inoltre, è stato fatto poco per la riduzione delle partecipate di Stato, spesso gestite in perdita.

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