Possibili tagli a pensioni minime e assegni sociali nella legge di Stabilità

Nei piani dell’esecutivo, secondo fonti vicini al palazzo Chigi c’è un colpo di mannaia da oltre 2 miliardi sulle spese gestite dal ministero del Lavoro. Comprese le prestazioni destinate alla fascia più debole della popolazione: gli anziani senza altri redditi.

Si tratterebbe non tanto di una diminuzione delle somme erogate quanto di tagli alla platea dei beneficiari delle pensioni minime e degli assegni sociali, che si potrebbero vedere esclusi dopo il debutto del nuovo ISEE che, lo ricordiamo, entrerà ufficialmente in vigore dal primo gennaio del 2015. Si parla, ovvero, di impostare requisiti più alti per ottenere l’assegno sociale INPS o l’integrazione per le pensioni sotto il minimo (che è al momento fissato alla soglia di 501 euro e 38 centesimi al mese).

L’altro taglio immaginato è sui circa 400 milioni residuati per l’anno venturo sotto la voce “sgravi contributivi per la contrattazione di secondo livello”. Si tratta di un’agevolazione nata con il Protocollo Welfare del 2007 e cifrata in circa 600-650 milioni l’anno, appostati in una voce di bilancio sempre sottoutilizzata e dalla quale s’è pescato pure per finanziare parte delle salvaguardie per gli esodati.

L’operazione è delicatissima e il ministro Giuliano Poletti la sta dettagliando con attenzione massima. Ma tant’è. A essere colpiti, se il piano va in porto, saranno anche la decontribuzione sulla contrattazione aziendale e sul Tfr girato dalle imprese ai fondi pensione e i fondi per i lavoratori esposti ad attività usuranti.

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Scopriremo molto presto se quanto affermato sarà poi effettivamente concretizzato dall’esecutivo: i dettagli sulla Legge di stabilità arriveranno infatti in questi giorni.

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