Addio Bonanni e polemiche sulla pensione d’oro

Raffaele Bonanni, ha deciso di lasciare in anticipo rispetto alla scadenza naturale, tra sei mesi quando avrebbe raggiunto i limiti d’età, la carica di segretario generale della Cisl.

Le fonti spiegano che vuole accelerare il percorso di uscita (la scadenza del mandato era per il 2015, a 66 anni) dal sindacato che guidava dal 2006, con una riconferma nel 2009. In pole position per la successione Annamaria Furlan, eletta il 24 giugno scorso numero due della confederazione di via Po. “Dalla società sale una richiesta di rinnovamento e io ho deciso di raccoglierla accelerando il rinnovamento”, ha spiegato Bonanni in un’intervista.

Ma secondo voci dall’interno della Cisl, nelle ultime settimane nei corridoi della sede romana del sindacato avrebbero ricominciato a girare “vecchi veleni, dossier e lettere anonime. Al leader si sono fatti i conti in tasca. Sono sembrati troppi i 4.800 euro netti di pensione (circa 7.000 euro lordi) maturati nel retributivo poco prima che entrasse in vigore la riforma Fornero. Accuse cui si aggiunge quella “di essersi aumentato lo stipendio per aumentare l’importo dell’assegno”, accusa respinta “facendo notare che gli anni di contributi sono 47″.

Altre invece parlano di uno scontro: “di un documento interno che mette in discussione anche in termini pesanti l’operato del segretario generale, documento che avrebbe convinto la dirigenza Cisl a premere per le dimissioni anticipate di almeno otto-nove mesi rispetto alla scadenza attesa”.

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In 8 anni alla guida del sindacato Bonanni è stato un protagonista della scena politica nazionale, portando la Cisl a prendere spesso posizioni diverse rispetto agli altri sindacati. Fu in prima fila per evitare che Alitalia finisse nelle mani di Air France nel 2008. Inizialmente sostenitore del governo Monti, fu poi molto critico per l’esclusione dei tre principali sindacati dal tavolo delle trattative per il varo della manovra economica del dicembre 2011, la Salva-Italia. Duro anche sul problema degli esodati: “Sono il simbolo dell’iniquità, della spregiudicatezza del governo e sono anche il frutto malefico della mancanza di confronto e di concertazione”, disse Bonanni.

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