Opzione contributivo donne, che pasticcio

Colpo di scena sul fronte delle pensioni: l’Inps, con una mossa a sorpresa, anticipa i termini della cosiddetta “opzione donna” e, ora, il rischio è che molte lavoratrici siano costrette a rimanere al lavoro per altri anni, non avendo ancora maturato i requisiti minimi.

Due circolari dell’istituto di previdenza hanno anticipato, infatti, di 15 mesi la data entro cui devono essere maturati i requisiti per accedere al pensionamento anticipato a 57 anni con una decurtazione dell’assegno. La possibilità era prevista dalla legge Maroni ed è stata confermata dalla riforma Fornero.

Per chi non fosse al corrente l’articolo 1, comma 9 della legge 243/04 consente alle donne con 57 anni e 35 anni di anzianità (58 per le lavoratrici autonome) di andare in pensione entro il 2015 optando per il sistema di calcolo contributivo, con un assegno di pensione ridotto di circa il 25-30%. Possibilità che è stata confermata anche dalla Fornero nel 2011 rimanendo quindi l’unica vera alternativa per ottenere un anticipo sull’età pensionabile.

Ma l’Inps nel marzo 2012 con un paio di circolari (la 35 e la 37) inviate ai dicasteri di competenza ne ha vanificato l’effetto. I due documenti infatti anticipano al 2014 il possesso dei requisiti per andare in pensione con l’Opzione Donna nel 2015: a giugno per le lavoratrici autonome, ad agosto per quelle del privato e a settembre per le statali.

Una previsione che obbligherà moltissime donne a rimanere al lavoro per ulteriori annualità, talvolta anche sei o sette, prima di maturare i requisiti minimi per la pensione. A portare l’Inps all’anticipo dei requisiti, sarebbe il calcolo secondo cui non ci sarebbe disponibilità di risorse a sufficienza per assicurare tutte le pensioni tra 12 mesi.

A nulla sono servite, dunque, le pressioni del Parlamento per una modifica della Circolare, nè ad oggi si sono concretizzate le ipotesi di una estensione del regime sino al 2018 come paventate dal governo nelle settimane scorse. Quindi la tagliola è in procinto di scattare.

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Eppure, denunciano le organizzazioni, il mantenimento dell’opzione Donna in vigore dal 2004 assicurerebbe risparmi per 200 milioni grazie al rientro previdenziale di tipo contributivo di circa 6 mila donne, che supererebbe, secondo le stime, il miliardo di euro nei prossimi 25 anni nei quali le dirette interessate potrebbero incassare la pensione.

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