Dati Istat sul Pil, Padoan e Delrio.

I dati Istat che certificano la recessione in Italia mandano un po’ in crisi i calcoli fatti dal governo Renzi, che aveva previsto per questo trimestre una crescita dello 0,8%. Servono secondo i calcoli 16 miliardi di euro, da recuperare in qualche modo ed evitare così di zavorrare il consenso elettorale con una manovra finanziaria che è stata continuamente smentita ma che potrebbe diventare inevitabile.

“Questo comporta ovviamente una totale revisione dei conti pubblici e della politica economica – commenta il capogruppo di Forza Italia a Montecitorio, Renato Brunettase vogliamo ottemperare agli impegni presi in sede europea, una manovra correttiva è assolutamente inevitabile”.

Il ministro dell’Economia Padoan, invece, prova a rassicurare gli italiani: “Nessuna Troika assicura; il Paese deve riformarsi da solo e lo sta facendo, dobbiamo farlo ancora più in fretta”, e spiega, “Il 3% nel rapporto deficit-Pil nel 2014, e anche nel 2015, non sarà superato. Non ci sarà bisogno di una manovra aggiuntiva. I dati negativi che ci arrivano dall’Istat riguardano soprattutto gli investimenti mentre invece i dati su consumi e esportazioni sono moderatamente positivi. Questo fa sperare bene sul recupero di fiducia delle famiglie e conferma che c’è una fase di uscita dalla recessione che è molto faticosa perché la recessione è davvero profonda”.

E in aiuto a Padoan giunge anche il sottosegretario alla presidenza Delrio: “Noi siamo convinti che il secondo semestre del 2014 sarà diverso, risentirà degli effetti di alcune misure che abbiamo messo in campo. Fra i dati pubblicati dall’Istat ci sono anche delle luci. Sono settimane che l’occupazione continua a dare segnali positivi. Il decreto Poletti sta dando i suoi frutti, stanno tornando gli investitori esteri. Il nostro problema più grande è il basso numero di occupati, poco più di 20 milioni, mentre in Germania il tasso di inattività è la metà rispetto all’Italia. E no, non sforeremo il 3 per cento. Intanto c’è da dire che tutta l’Europa sta dando segnali di crisi maggiore di quello che ci si attendeva. In Germania si è fermata la produzione industriale, il presidente della Bundesbank dice che si debbono aumentare i salari per stimolare la domanda interna: è il percorso che abbiamo intrapreso in Italia, del quale non ci pentiamo ed è una verità che riguarda tutta la Ue”.

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