Quota 96 e la sconfitta del governo Renzi

Marcia indietro del governo Renzi sulle pensioni della scuola: è stata cancellata dalla riforma della Pubblica Amministrazione la norma che avrebbe permesso a 4 mila lavoratori della scuola, che comprendono docenti e personale Ata, di andare in pensione dal primo settembre. Tutto salta (ancora una volta) a causa dei freni già anticipati dai tecnici di Ragioneria dello Stato e Ministero dell’Economia.

Del resto Madia ci aveva avvertiti: “Al decreto di riforma della Pubblica Amministrazione che introduce novità sulle pensioni modificando in parte la riforma pensioni Fornero, e che ha già avuto via libera ieri in Aula alla Camera dei Deputati presieduta da Laura Boldrini, potrebbero essere apportate alcune modifiche alle coperture; il tutto dopo i pareri della commissione Bilancio e del ministero di Economia e Finanze”.

Il motivo della cancellazione della misura risiede soprattutto nelle difficoltà economiche di copertura sottolineate da Mef e Ragioneria dello Stato alle coperture delle misure. Secondo i tecnici, infatti, la salvaguardia per gli insegnanti risultava “scoperta in termini di fabbisogno e indebitamento netto ai sensi delle norme sulla contabilità”.

A nulla sono valse dunque le parole di Damiano e Ghizzoni: “Sarebbe inaccettabile che lo stesso governo pretendesse di cambiare il provvedimento a causa delle pressioni della Ragioneria dello Stato”, aveva dichiarato l’ex ministro del Lavoro mentre Manuela Ghizzoni si è spinta oltre: “La decisione della Commissione Bilancio della Camera crea un precedente pericoloso, io dico solo che abbiamo sanato un errore”.

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La cancellazione dell’emendamento per il pensionamento dei 4 mila docenti della scuola provocherà sicuramente reazioni di proteste non solo dagli interessati, fra insegnanti e personale Ata, ancora una volta beffati dal governo.

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