Pensioni: Il vero problema è la legge Fornero.

Tutto rimane in stallo sulle pensioni dopo la fine dell’ennesima settimana d’incontri e dopo che nessun intervento di quelli sperati finora è stato messo in atto. Anzi, sembra che bisognerà aspettare ancora qualche mese – o forse fino all’arrivo del 2015 – per vedere realizzate le tanto auspicate modifiche che potrebbero permettere ai lavoratori di andate in pensione prima, senza dover rispettare i rigidi requisiti imposti dalla legge Fornero.

Nonostante l’incalzare di forze politiche, sindacati, e di Cesare Damiano tutte le questioni piu scottanti sono ancora aperte e il governo Renzi sembra aver rimandato a dopo le elezioni europee di fine maggio qualunque provvedimento.

Anche se il ministro Poletti abbia di recente ribadito l’importanza e la necessità di focalizzarsi prima di tutto sugli esodati, il tavolo tecnico dello scorso mercoledì non ha definito alcuna eventuale strada da percorrere per uscire da questa impasse. Anzi in occasione del 17esimo Congresso della Cgil, il ministro del Lavoro ha chiaramente detto che i tempi per intervenire sulle pensioni non sono maturi, nonostante vi siano ipotesi valide allo studio. E così sembrano tramontare i sogni di gloria di quanti già pensavano di poter andare finalmente in pensione.

Allora cosa c’è di nuovo? Non molto tranne che un timido accenno da piu esponenti politici di essersi resi conto – finalmente – che il vero errore è stato appunto la riforma targata Fornero.

Secondo Maurizio Sacconi, esponente del Nuovo Centro Destra che è intervenuto al tavolo tecnico riunitosi la scorsa settimana: “La riforma pensioni Fornero si è rivelata troppo rigida tanto che, dalla sua approvazione, sono state impegnate risorse pubbliche per 11 miliardi e mezzo con lo scopo di salvaguardare, in base alle pre vigenti regole previdenziali, coloro che in buona fede avevano accettato volontariamente un’uscita precoce dal rapporto di lavoro. Vi è oggi la necessità oltre che del rafforzamento delle politiche per l’invecchiamento attivo, di una correzione strutturale della riforma che consenta, entro certi limiti, un pensionamento anticipato rispetto alla nuova età disposta dalla riforma pensioni in termini compatibili con i vincoli di finanza pubblica”.

Ancora più estremi i commenti di Matteo Salvini (Lega Nord) e Ignazio Messina (Italia dei Valori), con il primo ad evidenziare ormai da anni l’inadeguatezza della legge Fornero e il secondo ad aver recentemente ribadito come vada costantemente aumentando il numero di italiani firmatari della petizione pro abolizione della riforma: “La legge Fornero – ha dichiarato Messina – è riuscita a scontentare privati, datori di lavoro ed imprese. La petizione che abbiamo lanciato continua a ricevere adesioni”.

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E riguardo al problema delle coperture è Giorgia Meloni a offrire la soluzione: “Se il governo vuole dare subito 80 euro a tutti i pensionati che prendono una pensione al di sotto dei 1500 euro al mese, ai lavoratori cassaintegrati e ai disoccupati, ma non sa dove trovare le coperture, offriamo noi una soluzione: tagliare immediatamente le pensioni d’oro. Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale presenterà su questo un emendamento al decreto Irpef e sfida il governo e la maggioranza a raccogliere questa proposta, dopo la scandalosa bocciatura della nostra proposta di legge sulla revoca delle pensioni d’oro”.

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