Pensioni: Prima vittoria per Damiano!

Importantissime le novità sul fronte delle pensioni e in particolare per quel che concerne i lavoratori esodati: Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro della Camera, è riuscito a calendarizzare la discussione sulla proposta di legge, con il testo che giungerà alla Camera il 14 aprile 2014!

“La Conferenza dei Capigruppo – annuncia lo stesso Damiano – ha fissato per il 14 aprile l’approdo alla Camera del testo unificato della proposta di legge sui cosiddetti esodati, varato dalla Commissione Lavoro. Questa accelerazione, voluta anche dalla Presidente Laura Boldrini, impone al Governo di affrontare di petto il tema delle pensioni. Rinviare ancora sarebbe deleterio e acuirebbe lo stato di tensione sociale arrivato ad un punto estremamente acuto. Nell’incontro avuto con i lavoratori ‘esodati’ che manifestavano oggi di fronte a Montecitorio, ho percepito distintamente il drammatico disagio che vivono queste persone rimaste da tempo senza reddito a seguito della “riforma” Fornero. Il Governo deve rendersi conto che sta per esplodere una vera e propria ‘questione previdenziale’ che, accanto al tema degli ‘esodati’, somma quello delle ricongiunzioni onerose e dei lavoratori della scuola (la cosiddetta ‘quota 96’).Tre problemi che richiedono adeguate coperture finanziarie ed un ripensamento complessivo del sistema previdenziale con l’adozione di un moderno criterio di flessibilità, come propone il PD”.

Si tratta, dunque, di una vittoria minore ma molto importante poiché il governo non potrà piu nascondersi dalla questione ma dovrà affrontarla e in un modo o nel altro tutti noi avremo finalmente una risposta concreta riguardo alle intenzioni e le linee guida di questa neo-amministrazione Renzi!

Cambiando argomento ma rimanendo sempre nel tema pensioni, Cesare Damiano non ha perso l’opportunità di parlare anche della famosa proposta Madia che giorni fa ha portato lo scompiglio tra le file politiche, sindacali e ovviamente tra i lavoratori:

Credo che i ministri del Governo Renzi dovrebbero sapere che almeno dal 1995 con la riforma Dini il tema della previdenza si gestisce in modo unitario tra dipendenti pubblici e privati. Riproporre adesso una differente modalità è anacronistico oltre controproducente e socialmente iniquo. L’argomento della staffetta generazionale – ha continuato Damiano – non può valere solo per il settore pubblico. Ciò che più mi stupisce è che non si percepisce che sta per esplodere una questione previdenziale”. E conclude, “serve che il governo si coordini al suo interno e almeno questo deve valere per i ministri Madìa, Giannini e Poletti, che hanno tutti competenze sull’argomento e mi pare anche che abbiano posizioni divergenti”.

Infatti, parlando di posizioni divergenti ecco come ha affrontato la questione la ministra dell’Istruzione Stefania Giannini. “Non amo il collegamento tra chi va a casa e chi entra“, ha detto la Giannini replicando alla ministra Madia in un’intervista rilasciata a Sky Tg24. “Un sistema sano – ha sottolineato polemicamente – non manda a casa gli anziani per far entrare i giovani, è necessaria un’alternanza costante. Il precariato è una deformazione patologica del principio della flessibilità e un governo che crede nella flessibilità deve trovare gli strumenti e lo sta facendo”.

Giuliano Poletti, invece, ascoltato in audizione alla Camera, ha detto: “Il governo deve trovare una risposta organica al problema che come sempre è quello delle risorse”.

Ricordiamo che per salvaguardare 120 mila lavoratori, i precedenti governi hanno dovuto stanziare 5 miliardi di euro. Per risolvere il problema alla radice, secondo la Ragioneria, di miliardi ne servirebbero addirittura diciassette fino al 2022. Cifre enormi. L’ex ministro del lavoro Enrico Giovannini aveva ipotizzato una norma di manutenzione della legge Fornero con l’introduzione del cosiddetto prestito pensionistico. In pratica si sarebbe consentito a tutti i dipendenti di lasciare il lavoro in anticipo, ma scaricando il costo in parte sulle imprese, in parte sullo Stato e in parte sul lavoratore stesso, con una riduzione della pensione tra il 10 e il 15 per cento. Anche il progetto di legge firmato da Damiano che giace in commissione lavoro prevede la possibilità di lasciare il lavoro a 62 anni con almeno 35 di contributi. Ed anche in questo caso è prevista una penalizzazione dell’8 per cento sulla pensione percepita.

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La penalizzazione in caso di prepensionamento per i dipendenti pubblici, invece, non sembra, almeno per ora, essere contemplata nei progetti di riforma che il ministro Madia sta mettendo a punto e che saranno presentati tra la fine del prossimo mese e l’inizio di maggio.

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