Pensioni: Bomba Nori, il contributivo per tutti è fattibile!

Non sappiamo quali sono le vere intenzioni del governo Renzi a riguardo, ma sappiamo che il direttore generale dell’Inps Mauro Nori durante la sua audizione informale alla Commissione Lavoro della Camera ha detto: “Il ricalcolo degli assegni pensionistici di tutti i lavoratori applicando il sistema contributivo è complicato ma possibile”!

Questo vuol dire che se il Governo ha davvero intenzione di rimettere mano alle singole posizioni di 16 milioni e mezzo di pensionati per verificare lo spread, la differenza fra quanto preso e quanto effettivamente versato, può farlo. Anche se per i dipendenti pubblici manca una banca dati unica ante 1995.

L’obiettivo dell’Esecutivo e dell’Inps, dunque, sarebbe quello di riequilibrare gli squilibri tra sistema retributivo (pre-riforma Fornero) e contributivo. Si tratta di ricostruire la carriera previdenziale di milioni d’italiani e questo in parole povere si tradurrebbe a un taglio netto che va dal 10 al 30%!

Per aiutarci a capire meglio esiste uno studio di Fabrizio e Stefano Patriarca che mette a confronto quanto versato e quanto incassato da chi è andato in pensione di anzianità tra 2008 e 2012. In sostanza, i contributi versati coprono solo in parte la pensione erogata dall’Inps, con punte di squilibrio fino al 34%: in altre parole, chi oggi incassa una pensione oltre i 3.000 euro è come se ricevesse un terzo dell’assegno “regalato”, senza copertura economica. E piu sale l’assegno piu quel differenziale cresce:

Per esempio,

  • chi prende una pensione da 500 a 750 euro mensili, avrebbe una decurtazione pari al 10-15%,
  • dai 1.000 ai 1.250 si arriva al 20%,
  • dai 1.500 ai 1.750 euro il taglio sarebbe del 25% e
  • infine si arriverebbe a un taglio del 30% per chi riscuote una pensione superiore ai 2.500 euro.

“Per le pensioni dei lavoratori dipendenti privati maturate dopo il 2008, – affermano Fabrizio e Stefano Patriarca – sui circa 12 miliardi di spesa pensionistica circa 3,5 miliardi non sono “giustificati” dai contributi pagati. In particolare l’entità dello squilibrio diminuisce all’aumentare dell’età di pensionamento per effetto della minore speranza di vita nel calcolo contributivo. Infatti, per le pensioni percepite all’età di vecchiaia (di cinque anni più alta in media di quella di anzianità) lo squilibrio è minore ed è in media pari al 15 per cento. Questi valori crescerebbero includendo anche i dipendenti pubblici. Per le sole pensioni di anzianità, vi sarebbero quindi ulteriori 2,5 miliardi che porterebbero il totale dello squilibrio (solo per le pensioni di anzianità maturate dal 2008 al 2012) a circa 6 miliardi di euro annui nel 2012”. Tutto questo si traduce in un lusso che governo e Inps non vogliono più concedere…

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Non possiamo sapere come andranno le cose, magari, com’è stato annunciato in passato, la verifica potrebbe essere limitata solo agli assegni più alti, le cosiddette “pensioni d’oro”, ma finché l’Esecutivo tace, nessun pensionato fa sonni tranquilli!

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