Pensioni: Alla mercé dell’arroganza di chi governa!

Il sistema pensionistico è sostenibile se il PIL cresce e gli occupati non calano, altrimenti si arriva inevitabilmente a un punto che non è più sostenibile”. Lo dice il Commissario straordinario dell’Inps, Vittorio Conti, nel corso di un’audizione alla Commissione bicamerale di controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza. “Il sistema – ricorda Conti – si è evoluto nel tempo ed è passato dal retributivo al ‘contributivo a ripartizione’, che non è un contributivo puro. Questo è uno degli elementi di rischio, ma – sottolinea – un sistema di contributivo puro non è praticabile dal punto di vista tecnico. Nel sistema italiano è in atto un peggioramento”, conclude.

E mentre Conti mette in guardia, il governo e i suoi consulenti trattano la materia delle pensioni con un’arroganza che non sappiamo se scaturisce dall’ignoranza o dalla pigrizia, ma fatto sta che classificare tutte le pensioni come benefici usurpanti elimina la distinzione tra assistenza necessaria o assistenza clientelare e tra previdenza generosa (pensioni superiori ai contributi) o penalizzata (pensioni inferiori ai contributi). Pare, infatti, che per lo Stato la previdenza non è prevista e questa è una cosa che ci deve preoccupare!

Prendiamo sotto esame l’aumento dell’età delle donne per l’accesso alla pensione anticipata:

Nella famosa presentazione del Commissario straordinario, Cottarelli, composta da oltre 50 slide esiste una intitolata “Dettaglio delle misure in area Pensioni”, in cui Cottarelli commette quanto meno un’imprecisione, laddove afferma – al punto III – come l’allineamento della contribuzione fra uomini è donne da 41 a 42 anni sia una “richiesta dell’UE”. L’Europa, però, non ha chiesto di alzare alle donne l’età per l’accesso alla pensione anticipata; si è solo limitata a chiedere di eliminare una palese discriminazione di genere, esistente nella nostra previdenza pubblica, visto che agli uomini l’Italia richiede un anno di contributi in più per quella stessa prestazione. La risposta alla procedura d’infrazione dell’UE, infatti, ben poteva prevedere un abbassamento del limite degli uomini, con ciò mitigando gli effetti deleteri di una riforma fatta di corsa (come ammesso dalla stessa ex ministra Fornero), che tanti danni ha provocato e continuerà a provocare per i prossimi anni su decine di migliaia di lavoratori e loro famiglie.

Ecco dunque la conferma che i perversi comportamenti dei nostri politici diventano sempre più facilmente prevedibili e seguono lo schema collaudato con la famigerata riforma Fornero: per bocca di un tecnico si chiama in causa l’UE per giustificare un intervento che, non prendiamoci in giro, sarà da addebitare interamente all’arroganza (per ignoranza o pigrizia) del governo Renzi.

La stessa arroganza con cui Renzi precisa riguardo alla spending review: “Stiamo facendo un’analisi politica, il commissario ci ha fatto l’elenco e ora tocca a noi individuare dove tagliare. Ci presenteremo in modo chiaro in Parlamento con le voci, dove vogliamo intervenire e dove no. E del tutto ovvio che le scelte le fa la politica. L’analisi tecnica è una cosa, ma poi le decisioni le fa chi è eletto. Altrimenti sarebbe come se in una famiglia il commercialista decidesse se si taglia la scuola di musica o si risparmia sulla spesa della quarta settimana”!

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In risposta la segretaria della Cgil, Camusso si dimostra tanto scettica quanto lo siamo noi: “Non c’è dubbio che ci sia bisogno di una revisione della qualità e della quantità della spesa, ma mi sembra che le cose annunciate stanno nella vecchia logica dei tagli lineari e nella compressione dell’occupazione con un ritorno alla logica recessiva”.

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