Pensioni: Tutti ne parlano, nessuno fa niente!

Sin dal suo insediamento, Matteo Renzi aveva sottolineato il gran numero di interventi da dover attuare per rimettere in carreggiata l’Italia ma fra i tanti temi toccati quasi mai ha trovato posto la riforma delle pensioni o comunque una revisione del sistema previdenziale.

Effettivamente i dubbi sulle intenzioni del nuovo Governo Renzi erano emersi già dagli albori: infatti, il nuovo presidente del Consiglio nel suo discorso programmatico aveva tralasciato il discorso pensioni, scatenando già l’ira dell’opinione pubblica e le polemiche di alcuni esponenti politici del Pd, come Damiano che dal canto suo aveva subito prontamente “bacchettato” Renzi per aver sorvolato sulla questione riforma pensioni.

Eppure, adesso più che mai il nostro paese necessiterebbe di una profonda riforma del sistema pensionistico, specie considerate le numerose ‘vertenze sociali’ (pensiamo ad esodati, Quota 96, precoci ed usuranti) causate dalla riforma Fornero e alimentate dal governo Letta, il cui immobilismo rischia di rimaterializzarsi.

Matteo Renzi

Il premier uscendo finalmente da Palazzo Chigi, dove, ironizza, “vive agli arresti domiciliari in balia di Graziano Delrio che gli impedisce di fare i fuochi di artificio” è stato ospite di Bruno Vespa a “Porta a porta” e parla del Jobs act e non solo: “Se a maggio non ci sono più soldi in busta paga sono un buffone” annuncia Renzi per poi rispondere ai sindacati, preoccupati dalla scure sulle pensioni d’oro annunciata dal commissario alla spending review Carlo Cottarelli: “Non ci sarà alcun prelievo sugli assegni inferiori a 3 mila euro”. Il premier dunque smentisce il commissario dei tagli che aveva ipotizzato un contributo delle pensioni tra i 2 e i 3 mila euro: “L’idea che chi guadagna 2000-3000 euro di pensione sia chiamato ad un contributo va escluso. Chi sostiene che i pensionati pagheranno la manovra sbaglia, per i pensionati non cambia niente”!

Sussana Camusso

La segretaria generale della Cgil a Radio “Anch’io” commenta il pacchetto di interventi varati ieri dal governo e dice: “Apprezziamo quando ci sono dei risultati e continuiamo a premere affinché ce ne siano degli altri. C’è una restituzione fiscale ai lavoratori dipendenti, questa è una cosa positiva. Ora – prosegue la Camusso – bisogna dare analoga soluzione anche al mondo delle pensioni, in particolare a quelle basse. Abbiamo sempre detto che le pensioni d’oro potevano essere un bacino possibile di richiesta di contributo e continuiamo a sostenerlo ma è fondamentale dove si pone l’asticella e metterla su pensioni da 2.500 o 3000 euro è troppo bassa. E’ giusta l’idea ma l’asticella deve indicare una equità sociale. La soluzione ideale sarebbe quella di salvaguardare la classica pensione che deriva da 40 anni di contributi e cioè proteggere le pensioni da lavoro. Il governo – termina – dovrebbe fare un passo in più e guardare ai tanti pensionati poveri che hanno pensioni basse. Anche a loro è dovuta una restituzione fiscale”.

Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil

I sindacati dei pensionati denunciano attraverso una nota: “Nessuna svolta buona per i pensionati e gli anziani. Tra le misure annunciate ieri dal governo per loro non c’è niente ed è ormai del tutto evidente che sono considerati a tutti gli effetti dei cittadini di serie B, non meritevoli di alcuna attenzione. E’ inaccettabile che per pensionati e anziani non ci siano sgravi fiscali come è inaccettabile che si pensi di agire solo sulle pensioni per fiscalizzare gli oneri a carico dei nuovi assunti. Non resteremo fermi e zitti” avvertono.

Graziano Delrio

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dice da canto suo: “L’ipotesi di un contributo straordinario da parte di chi guadagna molto e prende una pensione robusta c’è e sta per essere affinata e potrebbe attivarsi sulle pensioni da 2.500 euro in su”.

Maurizio Lupi

Il ministro delle Infrastrutture, invece, mette in guardia sulla soglia oltre la quale intervenire. “Ovviamente chi prende 2.400 euro sta meglio di chi ne prende mille ma attivare un conflitto sociale su questo significa scatenare una guerra tra poveri e questo non è il nostro obiettivo. Dobbiamo e vogliamo fare una politica equilibrata tra lavoratori dipendenti”.

Angelino Alfano

Il ministro dell’Interno e leader del Nuovo Centro Destra dichiara: “Abbiamo fatto bene a partecipare a questo governo. Abbiamo mantenuto gli impegni. Stiamo contribuendo a cambiare il Paese anche con dei no: alla svolta a sinistra, alla patrimoniale, alla tassazione dei Bot. Con le nuove misure abbiamo ottenuto il sostanziale smontaggio della legge Fornero e otterremo una maggiore occupazione e una maggiore fiducia tra lo Stato e gli imprenditori” conclude.

Renato Brunetta

Dure le critiche del capogruppo alla Camera di Forza Italia, che in un’intervista a Repubblica ironizza sulle “doti illusionistiche” del presidente del consiglio: “È stata una conferenza stampa imbarazzante, senza un provvedimento, senza un decreto o un testo ci sono solo qualche slide e qualche figurina – dice Brunetta e aggiunge – Renzi prende strumenti già approvati dai governi precedenti, li mischia a invenzioni inverosimili e con la bacchetta magica li rende certi e in tempi brevissimi senza dirci come. Chi è, Mandrake? Mi sembra un approccio di tipo elettoralistico per le europee del 25 maggio che rischia di far sballare conti italiani. Un libretto dei sogni da dilettanti allo sbaraglio, altro che finanza creativa – per poi terminare con – viva Tremonti che sulla finanza creativa rispetto a Renzi era un principiante”.

Cesare Damiano

L’ex ministro Cesare Damiano e Presidente della Commissione Lavoro alla Camera infine ammonisce: “Dai benefici previsti rimangono esclusi i pensionati: occorrerà che il Governo preveda di aprire un tavolo di confronto con i sindacati sul tema delle indicizzazioni. Al tempo stesso, non vorremo che nella spending review di Cottarelli spuntassero proposte insostenibili di tassazione delle pensioni medie. Non sarebbe coerente, da una parte, valorizzare le retribuzioni e, dall’altra, penalizzare i pensionati. Anche i consumi subirebbero una compressione annullando i benefici economico-sociali della manovra prevista da Renzi. Bisogna comprendere che 2.000/3.000 euro mensili non hanno niente a che vedere con le cosiddette pensioni d’oro”.

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Noi vogliamo ricordare che già dal primo gennaio di quest’anno esiste un contributo di solidarietà del 6% che scatta per gli assegni superiori a 6.936 euro, 12% sopra i 9.908 euro e 18% oltre i 14.862 euro. L’intenzione – del governo – era quella di colpire le cosiddette “pensioni d’oro”. La misura annunciata da Cottarelli, invece, andrebbe a colpire anche le pensioni “d’argento” e quelle di “bronzo”…

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