Pensioni: Taglio ai caccia F-35 o alle pensioni?

Sembra che il premier Matteo Renzi e il suo governo siano pronti a presentare un nuovo disegno di legge in cui proporre misure per il lavoro e nel contempo cambiare il mondo delle pensioni di anzianità e vecchiaia attraverso modifiche degli ammortizzatori sociali e offrendo nuovi sussidi per la disoccupazione; usando per esempio la Naspi, simile alle attuali Aspi e Mini Aspi ma che sarà erogata a sostegno di tutti i disoccupati, anche per chi al momento non può usufruirne come i collaboratori a progetto o i titolari di Partita Iva.

Renzi stesso spiega, infatti, che: “L’assegno di disoccupazione arriverà con un disegno di legge che impone la riorganizzazione degli strumenti di ammortizzazione sociale e che chiede un altro impegno. Al disoccupato do il contributo ma lui non sta a casa o al bar ma mi da una mano per le cose che servono. Ti do una mano e tu mi dai una mano ad aiutarti”.

La Naspi – per chi non lo sapesse -sarà il nuovo sussidio di disoccupazione universale, che potrebbe coinvolgere potenziali beneficiari di ben 1 milione e 200 mila unità per un costo complessivo di circa 8,8 miliardi di euro. La nuova Naspi sostituirebbe Aspi e mini Aspi e, al loro contrario, spetterebbe a tutti quelli che hanno lavorato almeno tre mesi ma che hanno perso il posto; avrà una durata massima di due anni per i lavoratori dipendenti e di 6 mesi per i lavoratori atipici; mentre l’assegno ammonterebbe a una cifra massima di 1100-1200 euro, con un calo del 15% ogni 6 mesi. Questo almeno fino a quando il lavoratore non trovi un altro impiego.

Il problema come sempre sono le coperture: mentre i provvedimenti sono pronti per essere presentati alla cittadinanza, si cerca di far quadrare i conti sulle risorse che verranno impiegate e nelle ultime ore, un’ombra minacciosa sembra profilarsi per i pensionati italiani poiché è dalla previdenza che possano provenire i fondi necessari per realizzare le promesse del governo.

Ecco che ci risiamo dunque quando si parla di soldi si finisce quasi sempre per atterrare sulle pensioni e mai sulle evidenti disparità di efficienza della nostra pubblica amministrazione – per esempio – con quelle delle altre nazioni europee, che la Comunità Europea ci segnala quasi quotidianamente.

Carlo Cottarelli, il commissario straordinario, incaricato nei mesi scorsi sotto il governo Letta, ha finito la prima ricognizione tecnica nel massimo riserbo e sarà chiamato a breve a portare i frutti del suo lavoro di taglio; la sua spending review è la principale fonte di risorse per finanziare il famoso taglio da 10 miliardi del cuneo fiscale. Ma ad andar bene ne porterà la metà. In aggiunta le misure una tantum ipotizzate dal ministro dell’Economia Padoan – dai fondi UE al rientro dei capitali – viaggiano su percorsi accidentati e non hanno l’ok di Bruxelles. Ecco perché si cercano altri risparmi.

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Ancora, non ci sono certezze, ma è palese che l’ipotesi allo studio del Tesoro sia in bilico tra due tagli di segno opposto: da una parte, i 14 miliardi messi a bilancio per l’acquisto degli F-35 nel prossimo triennio e, dall’altra, la monumentale spesa previdenziale, che, secondo le indiscrezioni, potrebbe vedere ridotte le pensioni di reversibilità e le indennità di accompagnamento. La prima, incontrerebbe il favore di gran parte della cittadinanza; l’altra, invece, scatenerà la rabbia di una categoria già vessata a sufficienza negli ultimi anni.

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