Pensioni: La Camusso attacca Renzi.

Il buongiorno si vede dal mattino e proprio ieri il premier Renzi rispondeva così a chi gli chiedeva su Twitter: “Si sarà mica iscritto alla Cgil?”

E’ un rischio che non corro. Né io né la Cgil…” ha replicato il premier per venire prontamente “assaltato” dalla leader della Cgil, Susanna Camusso che parlando a margine del congresso della Camera del Lavoro di Torino ha voluto chiarire per bene le cose: “Non sono tranquilla per lui perché un lavoratore che dà per scontato che non s’iscriverà mai a un sindacato forse fa un grave errore – per poi continuare – credo che questo governo sottovaluti molto il rapporto con le parti sociali e abbia un’idea della rappresentanza che è più fatta di presenze individuali che non della funzione sociale di rappresentanza […] il problema non è fare tavoli o scrivere mail, ma il tema è discutere su come si pensa di affrontare la condizione sociale di milioni di lavoratori con chi rappresenta quei milioni di lavoratori […]Il tempo non è infinito, la crisi ha segnato cose così pesanti nella condizione sociale. Non si può più perdere altro tempo. Se dai un calendario senza dire il merito che affronti è solo un calendario.

E conclude con un avvertimento: “Per definizione aspettiamo con ansia una proposta del governo perché è importante e può determinare anche delle risposte e speriamo di non venir delusi dall’ennesimo schema di ragionamento che si ferma alle regole e che non guarda invece come creare eguaglianza e posti di lavoro”.

Intanto in attesa di mercoledì e del Jobs Act i problemi veri restano irrisolti.

Esodati

Siamo ad un punto di sostanziale immobilismo; Non è chiaro cosa intenderà fare al riguardo il governo Renzi, quel che è certo che l’avvio di un iter di riforma dovrebbe necessariamente passare dal reperimento di fondi che al momento non paiono sussistere. Esemplificative in tal senso le dichiarazioni rilasciate ieri dal ministro Poletti e riportate da Repubblica.it, stando a cui per il 2014 non esistono al momento adeguate risorse per supportare la cassa integrazione guadagni in deroga.

Pensione anticipata

A complicare notevolmente il capitolo pensione anticipata l’errore tecnico commesso dal Parlamento in merito all’emendamento alla Legge di Stabilità approvato nelle scorse settimane; nelle intenzioni, il provvedimento avrebbe dovuto codificare i permessi richiesti per la legge 104 equiparandoli, a fini contributivi, a periodi di lavoro effettivo, ma il testo contiene un evidente errore tecnico citando l’articolo 33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104 in luogo dell’art. 42 del decreto 151/2001, effettiva normativa di riferimento in tema di congedi lavorativi concessi per l’assistenza a persone disabili. Senza adeguati correttivi introdotti dal Parlamento, i lavoratori che hanno fruito dei permessi della legge 104 rischiano di non poter accedere alla pensione anticipata.

Quota 96 (non solo del comparto scuola)

Si tratta del nuovo “buco nero” del welfare italiano. Dopo gli esodati, la questione più scottante sul tavolo del governo è senza dubbio quella dei “Quota 96″, problema irrisolto e, anzi, aggravato dalla riforma shock di Elsa Fornero del 2011.

Si tratta di un esercito di nati negli anni ’50 che possono vantare, tra età anagrafica e annualità di contributi previdenziali versati la fatidica soglia in precedenza sufficiente per andare in pensione e che ora non basta per tutti quelli che si erano augurati di abbandonare il lavoro a breve lasciando volentieri il proprio posto ai più giovani e invece si trovano costretti a rimanere dove sono, per via di una legge volta a ridurre gli ingressi alla pensione.

Parità tra uomini e donne

E visto che oggi è la festa della donna non dimentichiamo che l’Italia deve ancora rispondere all’Ue in merito alla questione della differenza di trattamento dell’età contributiva fra uomini e donne. Tocca, infatti, al nuovo governo trovare una soluzione al fatto che mesi fa l’Ue ha puntato il dito contro l’Italia a causa della legge 214 del 2011, in base alle quali gli anni minimi di contribuzione per ottenere la pensione prima di arrivare all’età massima sono stati fissati in 41 e 3 mesi per le donne e 42 e 3 mesi per gli uomini. Questa norma andrebbe contro l’articolo 157 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea che stabilisce la parità di trattamento tra uomini e donne.

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Per concludere i tempi per nuove proposte di pensione anticipata o prepensionamento non ci sembrano maturi: Damiano e la minoranza PD lavorano anche a questo, ma il Governo Renzi è appena nato e sarebbe piuttosto sorprendente la presentazione di un piano che tenga conto anche di questo punto specifico offrendo nuove soluzioni in così breve tempo. Al momento sembra di gran lunga più probabile vedere misure volte alla risoluzione, almeno parziale, del problema esodati… ma si deve pur partire da qualche parte!

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