Pensioni comparto scolastico: Nuova speranza, nuova beffa!

Giusto quando uno comincia a sperare, arriva la “realtà” che regna sovrana nel nostro Paese a toglierci ancora una volta il sorriso. Oggi parleremo delle pensioni del reparto scolastico sia dei famosi quota 96 sia dei pensionandi che hanno visto sparire i propri contributi!

Si parte dalle buone notizie. Chi segue il blog avrà letto settimana scorsa che Francesco Boccia, presidente della Commissione Bilancio della Camera, durante un proprio intervento, nella scia del discorso di insediamento del neo premier Renzi, ha ribadito di voler rilanciare la proposta di legge Ghizzoni per rimediare alle storture della riforma delle pensioni Fornero sulla questione degli esodati della scuola, i cosiddetti Quota 96. Il provvedimento che darebbe via libera al pensionamento per i Quota 96 non soltanto risolverebbe la loro questione, ma favorirebbe anche il ricambio generazionale nelle scuole.

Giusto ieri è arrivato un nuovo intervento, stavolta da parte di Davide Faraone, responsabile Scuola e Welfare del Partito Democratico, un uomo che si trova – secondo indiscrezioni – molto vicino a Matteo Renzi, il quale ha rilasciato dichiarazioni non precise ma in un certo senso confortanti:

  • In primo luogo ha ribadito di essere sulla stessa lunghezza d’onda di Matteo Renzi, quando ha dichiarato che bisogna restituire dignità agli insegnanti,
  • ma soprattutto di ritenere che sia giunto il momento di affrontare con più serietà la questione della riforma delle pensioni della scuola e dei Quota 96.

Insomma, secondo Davide Faraone il piano sarebbe quello di mettere mano proprio alla riforma Fornero, favorire l’uscita anticipata dalla scuola (e non soltanto dei Quota 96) onde permettere un turn over maggiore con l’assunzione di precari della scuola.

Infine è sceso in campo sulla questione anche il sindacato Gilda che ha proposto di favorire l’uscita anticipata dal mondo della scuola, in generale, e non soltanto per i Quota 96 con la formula “metà pensione e metà part-time”. In questo modo da un lato si comincerebbe a risolvere alcune storture delle pensioni scuola e dall’altro si aprirebbero le porte della scuola a molti precari. Davide Faraone ha valutato positivamente anche questa proposta.

E mentre si legge queste notizie arriva la batosta. Come si apprende da un articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore, alcuni insegnanti della provincia di Milano che si sono recati agli sportelli dell’Istituto di previdenza per farsi fare i conteggi globali dei versamenti hanno scoperto che dei loro contributi per alcune supplenze effettuate all’inizio della carriera presso scuole pubbliche dell’area metropolitana non ve n’è traccia nei terminali dell’Inps!

Si tratta di Supplenze temporanee (per periodi brevi ma anche incarichi annuali) effettuate in periodi lontani nel tempo: in particolare tra l’inizio degli anni Settanta e il 1987. Il caso, a Milano, “interessa centinaia di docenti; nella maggior parte, di docenti che oggi sono di ruolo, ma che hanno cominciato la loro carriera scolastica facendo supplenze nelle scuole, anche con incarichi annuali”, conferma il direttore scolastico provinciale, Giuseppe Petralia, “ma il numero – continua – potrebbe lievitare nei prossimi mesi, quando altri docenti si troveranno a fare i calcoli in vista del pensionamento”. In ogni caso, tiene a precisare l’ex provveditore, “il problema va ben oltre la dimensione locale: si tratta di una questione nazionale che dunque può riguardare un numero ben più ampio di docenti”.

Come invece ci spiega Caterina Spina, segretaria generale Flc Cgil di Milano: “Abbiamo riscontrato buchi contributivi, anche consistenti, relativi al periodo compreso tra il 1970 e il 1987. Il problema è stato subito segnalato all’Ufficio scolastico regionale, e l’ex provveditorato ha riconosciuto effettive difficoltà a trovare la copertura contributiva. Purtroppo il fenomeno è in crescita e urge una soluzione”, termina la Spina.

Tra i prof che si sono trovati in difficoltà c’è ad esempio chi è già in pensione, e ha riscattato – pagando di tasca sua – più di un anno di contributi che non risultano all’Inps, e insegnanti che hanno presentato la domanda di pensionamento tre o quatto anni fa ma sono ancora in attesa della pensione a causa di “buchi” riscontrati nel ’78 e ’79, non giustificati dall’amministrazione.

In ogni caso, il consiglio rivolto ai docenti è quello di controllare prima possibile la propria situazione previdenziale: in caso di buchi contributivi è necessario dotarsi dei certificati di servizio, o dei cedolini che attestano i versamenti delle scuole, prima di andare nuovamente agli sportelli Inps. Intanto, l’Inps conferma che è in programma a breve un tavolo con l’Ufficio provinciale scolastico di Milano, nel corso del quale verrà affrontato questo tema.

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