Pensioni: Pare che si sono svegliati i sindacati!

L’attuale legge previdenziale, redatta dell’ex ministra del Lavoro del governo Monti, Elsa Fornero, ha mandato il sistema pensionistico italiano decisamente nel caos.

Equiparando l’età pensionabile per tutti, a 66 anni, ed estendendo a tutti il sistema contributivo, senza tener poi conto della specificità di alcuni comparti, ha creato non pochi problemi. Ha fatto nascere gli eserciti degli esodati e dei cosiddetti pensionandi della scuola appartenenti alla Quota 96 mentre i lavoratori precoci e usuranti non hanno più la possibilità di andare in pensione prima, possibilità loro dovuta considerando che hanno iniziato a lavorare da giovanissimi o svolgono mansioni molto pesanti.

Si tratta di urgenze sociali che devono essere risolte perché rischiano di paralizzare il Paese.

A proposito le ultime notizie sul tema focalizzano sui macchinisti dei treni, circa 9 mila persone che potrebbero verosimilmente diventare i nuovi esodati per un errore nel Salva Italia del 2011. Marco Crociati, macchinista e “fondatore” della Cassa di Solidarietà tra Ferrovieri spiega: “Rischiamo di diventare esodati anche noi visto che l’ultimo piano aziendale di Trenitalia prevede dagli 8 ai 12 mila esuberi entro il 2023 e perdendo l’idoneità prima della pensione potremmo essere tra i papabili“. Una situazione molto difficile che grava su una categoria che negli ultimi ha visto aumentare le ore di lavoro, l’eliminazione della guida in coppia e l’età pensionabile che è salita alle stelle.

La risposta del governo? Solo parole e promesse; In discussione ormai da mesi, si preme perché le tanto agognate richieste di cambiamento vengano quanto meno discusse poiché è ormai ovvio che si tratti di necessità quella di apportare cambiamenti per migliorare l’attuale sistema.

E nel frattempo pare che si sono svegliati anche i sindacati e cercano di esercitare pressione sul governo.

La segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, ne parla al riguardo: “Il primo messaggio che vogliamo mandare è che non si può saltare la rappresentanza sociale – il nuovo premier, infatti, non ha ancora interpellato le parti sociali su lavoro e pensioni – per ora leggiamo solo titoli, aspettiamo proposte concrete – continua la Camusso – il problema vero è come creare occasioni di lavoro. La Cgil ha già presentato un suo Piano del Lavoro che ha messo a disposizione per aprire un confronto, inoltre nei primi discorsi di Renzi, abbiamo notato l’assenza di due temi: cassa integrazione in deroga ed esodati. In generale, c’è da cambiare il sistema pensionistico nel suo insieme”.

In attesa però di un’eventuale convocazione ufficiale, le organizzazioni sindacali invocano in prima battuta anche lo stop al taglio degli assegni, e lo fanno attraverso un annuncio a pagamento pubblicato sui principali quotidiani nazionali. Il loro è anche il grido di una generazione che, come spiegano, viene troppo spesso e con molta facilità, messa in contrapposizione con quella dei giovani. I sindacati dei pensionati ricordano gli effetti penalizzanti del blocco della rivalutazione degli assegni associati all’introduzione delle normative inserite nella legge Fornero. Senza considerare tra l’altro il livello della tassazione in Italia, fra i più alti in Europa.

La segretaria confederale Vera Lamonica, da canto suo ha sottolineato il problema della pensione anticipata, giacche tanti lavoratori che inoltrano domanda in questo periodo si trovano a fronteggiare penalizzazioni che in alcuni casi li costringono a rimandare l’uscita di un altro anno, sempre per colpa, inutile dirlo, delle “previsioni assurde della Legge Fornero” e delle interpretazioni poi portate avanti dall’INPS. La Fornero “prevede il mancato calcolo nell’anzianità contributiva utile per non incorrere nelle penalizzazioni previste per chi va in pensione anticipata prima dei 62 anni, di una serie di periodi quali ad esempio la cassa integrazione straordinaria, la disoccupazione, la mobilità” eccetera; Da qui l’appello affinché s’intervenga subito, quantomeno, sulle interpretazioni che vanno ad aggravare norme già di per sé gravose per i lavoratori.

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Purtroppo secondo Romano Bellissima, segretario generale dell’Uil Pensionati, specie dopo le prime dichiarazioni di alcuni nuovi ministri, “c’e’ poco da sperare per le pensioni; Tutti i governi degli ultimi anni hanno prelevato dalle pensioni e dal sistema previdenziale per finanziare la crisi”. Il sindacalista fa riferimento alla dichiarazione del neo ministra dell’Istruzione, Stefania Giannini, che “sembra suggerire l’idea di utilizzare i soldi delle pensioni per finanziare la scuola e l’istruzione. Qual è la correlazione tra le pensioni pagate con i contributi di lavoratori e imprese, oggi ampiamente inadeguate per milioni di anziani italiani, e la spesa per la scuola e l’istruzione, oggi altrettanto inadeguata?si chiede Bellissima…

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