Pensioni: Governo Renzi, le novità!

Sono giorni decisivi quelli che sta vivendo l’Italia: in queste ore e probabilmente per tutta la settimana il premier incaricato Matteo Renzi procederà con le consultazioni indispensabili a formare il nuovo esecutivo; una volta insediatosi, il governo dovrà affrontare numerosi temi caldi, in primis quello costituito dal capitolo pensioni.

Il precedente governo Letta ha praticamente lasciato in sospeso tutti gli aspetti contraddittori venuti fuori dalla riforma delle pensioni Fornero. Parliamo degli esodati e degli esodandi che verranno fuori quest’anno, dell’innalzamento dell’età pensionabile per le donne, il caso dei cosiddetti Quota 96 e il peso che portano i lavoratori precoci e usuranti.

Per quanto riguarda la riforma delle pensioni, gli unici aggiustamenti proposti dal governo Letta erano sembrati dei compromessi, in maniera tale da non toccare nell’impianto la legge Fornero.

Per i lavoratori precoci e usuranti, per esempio, la principale possibilità sul tavolo, fino a poco fa, era l’idea di prepensionamento con prestito dell’ex ministro Giovannini, ovvero permettere un’uscita anticipata di 2 o 3 anni, con assegni da ripagare poi con piccoli tagli sulle pensioni future dei soggetti. Giovannini, al tempo della caduta del Governo Letta, stava lavorando appunto sugli aspetti tecnici del possibile provvedimento. Che cosa è cambiato però nel frattempo?

Molto probabilmente cambierà il ministro del Lavoro stesso e i nomi che si contendono il posto di Enrico Giovannini sono l’ex segretario della Cgil, Guglielmo Epifani e il presidente della commissione Lavoro, Cesare Damiano. E, se così fosse, ne sarebbero contenti in molti, soprattutto lavoratori e pensionandi.

Damiano, infatti, si è sempre schierato dalla loro parte, ribadendo più volte la necessità di modificare l’attuale legge pensionistica di pensare a misure a sostegno degli esodati e di un’uscita più flessibile da lavoro. Sulle pensioni anticipate, di vecchiaia e anzianità, Damiano ha invitato più volte il governo Letta a pensare a soluzioni per permettere l’uscita dal mondo del lavoro in maniera flessibile, anticipando di due anni la possibilità di andare in pensione.

Secondo Damiano, infatti, bisognerebbe creare una forbice che va dai 62 anni ai 70 anni con regole differenti, per mantenere distinti lavori precoci, usuranti e non. E ci si chiede ora – con il suo probabile arrivo nella nuova squadra di governo di Matteo Renzi – se tale proposta possa tornare ed essere messa in pratica…

Chi lo sa, l’unica cosa certa per ora sono i seguenti cambiamenti che Renzi vorrebbe approvare al lavoro:

  • contratti a tempo indeterminato per i nuovi assunti, oltre a tre anni senza tutele dell’articolo 18 e decontribuzione per le imprese;
  • contratti di tipo flessibile solo per le esigenze di carattere produttivo, ma con estensioni delle tutele come malattia e maternità;
  • sussidio di disoccupazione per tutti quelli che perdono il lavoro, senza differenze, ma con l’obbligo di seguire corsi di formazione per poter essere assunti nuovamente;
  • costituzione di un’Agenzia unica federale che coordini e indirizzi i centri per l’impiego;
  • riforma della legge sulla rappresentatività sindacale;

mentre l’unico punto riguardo alle pensioni cita:

  • contributo da parte di chi percepisce pensioni al di sopra dei 3.500 euro mensili.

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L’ennesimo giro di promesse o stavolta ci siamo?

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