Pensioni: Come sta veramente l’Inps?

Ieri abbiamo dato una prima occhiata nei dati che ci sono pervenuti dal bilancio dell’istituto nazionale di previdenza sociale reso pubblico pochi giorni fa. Oggi vogliamo continuare a scrutinare tali numeri cercando di capire meglio la situazione dell’ ente previdenziale e i veri effetti, dati alla mano, che ha avuto la riforma Fornero ben 2 anni dopo la sua implementazione.

La prima cosa che salta all’occhio è che nonostante l’Inps continui a sostenere che il sistema previdenziale è perfettamente in equilibrio, in realtà si registra un blocco delle pensioni all’indomani dell’entrata in vigore della legge Fornero.

Tale fatto si evinse principalmente dalle perdite

  • per oltre 14,4 miliardi di euro che sono state registrate nel solo 2013,
  • più altri 12 miliardi di perdita previsti per il 2014.

E nonostante le riforme, la spesa pensionistica continua a salire. Nei prossimi anni la situazione rimarrà pressoché invariata:

  • Si prevede che nel 2015 il passivo ammonterà a 10,6 miliardi di euro e
  • l’anno successivo (2016) a 10,4 miliardi di euro.

Ma il documento contiene altre note dolenti, come l’erosione del patrimonio dell’ente che negli ultimi quattro anni sarebbe sceso da 40 a 4,5 miliardi.

In realtà il governo ha già intervenuto con la Legge di stabilità cancellando la passività patrimoniale accumulata dall’ex Inpdap – ormai confluita nel cosiddetto Super Inps – per 25,2 miliardi di euro quindi, di fatto, il patrimonio 2014 resterà in attivo per oltre 20,6 miliardi.

Secondo quanto afferma in una nota lo stesso istituto di previdenza, “tale stanziamento protegge il patrimonio Inps dall’erosione determinata dall’incorporazione Inpdap e rende il sistema previdenziale perfettamente in equilibrio”.

Nonostante queste rassicurazioni la situazione appare difficile anche a causa della crisi e del calo della contribuzione, soprattutto dei lavoratori pubblici con il blocco del turn over. Nel 2013 ha, infatti, iniziato a farsi sentire l’effetto delle nuove norme Fornero, e la stretta sulle pensioni di anzianità. Infatti, come abbiamo visto ieri, il numero dei nuovi assegni liquidati nel complesso è calato del 43% tra il 2012 e il 2013 passando da 1,14 milioni a sole 649.000 pensioni, tutte incluse, previdenziali e assistenziali!

Cesare Damiano, ex ministro del Welfare e presidente della commissione Lavoro della Camera, intervistato da Ilsussidiario.net ha commentato a riguardo:

L’anzianità è in calo del 43%. Sotto il profilo contabile c’è stato un dimezzamento degli assegni liquidati, che sono passati da 1.146.000 del 2012 a circa 649 mila nel 2013. Questo, ripeto, sotto il profilo “contabile”. Sotto il profilo sociale, lascio a lei immaginare le conseguenze di una simile situazione. Devastante! Io non sono d’accordo sul modo con cui è stata fatta la riforma Fornero, perché non c’è gradualità”, ma aggiunge:

No, non credo ci sia un rischio per l’Inps; non deve esserci nessun rischio per le pensioni” e conclude dicendo:

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Continuo a sostenere la flessibilità in uscita, anche se costa. Con la drastica, anzi draconiana riforma Fornero, tra il 2020 e il 2060 dalle pensioni verranno drenate risorse superiori ai 300 miliardi di euro. Una cifra imponente di trasferimento da stato sociale a debito. Ed io penso che possa essere restituita ai pensionati in termini di flessibilità: se di quei 300 miliardi gliene portiamo via uno, non cambia niente. In questo modo faremmo anche giustizia sociale”.

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