Pensioni: L’UE denuncia l’Italia per quelle minime!

La denuncia arriva dal Comitato per i diritti sociali del Consiglio d’Europa, un organismo per i diritti umani cui aderisce anche il nostro Paese e che rinnova la bocciatura al sistema previdenziale italiano: “Gli anziani che non hanno nessun altro reddito e che vivono con una pensione sociale, risultano al di sotto della soglia di povertà” si legge nel rapporto.

[La Carta sociale europea, firmata a Torino nel 1961 e rivista nel 1996, è una delle convenzioni internazionali alla base dell’attività del Consiglio d’Europa, l’organismo paneuropeo cui aderiscono 47 Paesi. Naturale complemento alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo che tutela i diritti civili e politici degli individui, la Carta garantisce i diritti sociali ed economici in materia di alloggio, salute, istruzione, occupazione, circolazione delle persone, non discriminazione e tutela giuridica. Il Comitato per i diritti sociali ha il compito di verificare la compatibilità delle situazioni nazionali con quanto indicato nella Carta.]

Secondo il documento – reso noto ieri è composto da 50 pagine, dove si esamina come l’Italia, tra il 2008 e il 2011, ha salvaguardato il diritto dei suoi cittadini alla salute, alla sicurezza e alla protezione sociale in base alle garanzie sancite dalla Carta sociale europea – il risultato dall’analisi condotta è la sostanziale bocciatura, in molti casi, delle situazioni riscontrate. Le principali violazioni dei principi della Carta sociale “certificate” dal rapporto si riferiscono all’inadeguatezza delle politiche messe in atto per gli anziani, per combattere l’esclusione sociale e per garantire di non restare vittime d’incidenti sul lavoro.

Secondo il Comitato, infatti, l’Italia non ha leggi specifiche che assicurino agli anziani di non essere discriminati, a causa della loro età, rispetto agli altri cittadini quando si tratta per esempio dell’accesso a servizi bancari o sanitari, oppure alla possibilità di continuare a fare scelte in piena autonomia, o non essere vittime di abusi. E chi tra loro vive con la pensione minima (sotto la media europea di oltre il 40%) sta messo ancora peggio.

Ma l’Italia non riesce a garantire bene neanche i diritti dei lavoratori. Il Comitato denuncia, come fece nel rapporto del 2009, la mancanza di una politica nazionale coerente in materia di sicurezza, come purtroppo sembra indicare anche la frequenza degli incidenti. Questa politica andrebbe definita, attuata e riesaminata periodicamente consultando le organizzazioni patronali e sindacali. E sempre sul piano della sicurezza, il Comitato sottolinea che in Italia manca anche un adeguato sistema di organizzazione per la prevenzione dei rischi.

Ricordiamo pure che la bocciatura sulle pensioni minime e su altri capitoli relativi all’inclusione sociale era già contenuta nel report del 2012, diffuso nel gennaio 2013, ma nel frattempo le istituzioni italiane non hanno prodotto elementi sufficienti a cambiare questo parere di non conformità alla Carta.

Quanto alla lotta alla povertà, “le informazioni fornite dal governo – si legge nel documento – non sono sufficienti ad alterare il giudizio di non conformità alla Carta già espresso nelle precedenti conclusioni”. “Soprattutto tenendo in considerazione l’aumento della povertà nel Paese – continua il rapporto – i relativamente bassi sforzi di spesa per disoccupazione ed esclusione sociale, oltre che i moderati effetti ottenuti con i trasferimenti sociali“.

La risposta del ministro del Lavoro, Enrico Giovanni, che sempre ieri a Bruxelles ha presentato al commissario UE per il lavoro, Lazlo Andor, le iniziative dell’Italia per l’occupazione, non si è fatta attendere: “Proprio perché consapevole della grave condizione di disagio economico e sociale in cui versano moltissime persone e della mancanza nel nostro Paese di uno strumento nazionale di contrasto alla povertà fin dall’inizio del mandato il governo si è impegnato per dare risposte concrete a chi è in difficoltà. Quindi, rispetto al periodo a cui guarda il Rapporto il nostro Paese ha fatto molti passi avanti”.

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A rispondergli, in modo indiretto, è stato proprio il presidente della Commissione, José Barroso, al termine dell’incontro con il premier Letta: “L’Italia ha fatto grandi passi sul fronte crescita grazie alle riforme che cominciano a dare frutti, al lavoro sulla garanzia dei giovani, al pagamento dei debiti della PA, alle privatizzazioni e la spending review. Debito pubblico e riforme strutturali sono i due campi in cui l’Italia deve ancora fare progressi”!

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