Pensioni: Uscita anticipata delle donne estesa a tutti?

Sembra che il governo Letta è al lavoro per studiare un nuovo sistema di uscita flessibile dal lavoro. Tante le proposte, dalla flessibilità in uscita di Cesare Damiano con il modello bonus/malus, al prestito pensionistico di Giovannini sino all’introduzione del calcolo contributivo per chi vuole andare via prima!

Ma prendiamo le cose dall’inizio: Dopo la votazione della nuova legge di Stabilità si è subito reso chiaro il bisogno di nuovi provvedimenti che permettano a determinate categorie di lavoratori, come precoci e usuranti, di andare in pensione prima.

Le novità contenute nell’attuale Legge di Stabilità, infatti, non contemplano interventi che riguardino loro, così come nessuna novità per i pensionandi della scuola appartenenti alla cosiddetta Quota 96, e considerati anch’essi usuranti.

Servono cambiamenti più profondi delle attuali norme Fornero per determinate categorie di lavoratori, o perché hanno iniziato a lavorare sin da una giovanissima età, o per il peso di una funzione lavorativa che svolgono; questi lavoratori sono di fatto impossibilitati a rimanere in attività fino alla soglia attualmente prevista dei 66 anni.

Una delle ultime proposte include la possibilità di estendere la modalità dell’uscita anticipata delle donne anche agli uomini. L’estensione di questo diritto potrebbe essere un modo per dare risposte concrete ai numerosi over 50 che entrano a fare parte dell’esercito degli esodati rimanendo senza lavoro e senza pensione, dopo aver versato per decenni onerosi contributi previdenziali.

Ma come funziona questa modalità di uscita?

Si può andare in pensione con 57-58 anni di età e 35 anni di contributi maturati, accettando però l’opzione contributiva. Si tratta cioè di scegliere per l’assegno pensionistico solo il calcolo contributivo, il che significherebbe percepire una pensione più bassa. [Maggiori informazioni qui e qui]

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Come potete vedere, il dibattito attorno alle Pensioni 2014 INPS ferve e nelle prossime settimane proseguiranno a ritmo serrato tavoli e meeting tra il ministro Giovannini e le parti sociali. I sindacati sono ormai da tempo sul piede di guerra e vogliono risposte concrete. Il tempo delle parole è finito. Bisogna passare ai fatti.

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