Pensioni: Non solo “Prestito Inps”, ecco le nuove proposte al parlamento!

A pochi giorni dall’approvazione della nuova legge di stabilità – che ha deluso non poco – in parlamento arrivano già delle nuove proposte onde modificare (speriamo al meglio) il sistema pensionistico italiano.

La discussione alla Camera si concentrerà soprattutto nella possibilità di

  • ridurre ancora di più le pensioni più alte (quelle cosiddette d’oro ma anche quelle d’argento),
  • limitare la quota calcolata con il retributivo e
  • di aumentare i trattamenti minimi,
  • oltre alla già nota proposta del ministro del lavoro, Enrico Giovannini e il suo Prestito Inps.

Ma vediamo le proposte in dettaglio:

Partito Democratico

  • Il Pd seguendo il pensiero del suo neo segretario Matteo Renzi vorrebbe creare dei fondi per i diversi enti previdenziali il cui gettito dovrebbe andare alle fasce di pensionati e lavoratori più deboli e al sistema previdenziale per le nuove generazioni.
  • Queste “nuove entrate” dovrebbero arrivare da contributi d’importo crescente con il reddito pensionistico partendo dai trattamenti superiori a 12 volte il minimo.

Centro Destra

  • Il Nuovo Centro Destra invita da canto suo inviterà il governo Letta di studiare nuove misure di maggior equità sia per metodo di calcolo sia per età di accesso alle prestazioni e a presentare un progetto di completamento della riforma previdenziale che coniughi migliore sostenibilità finanziaria e sociale.

Scelta Civica

  • Il partito di Mario Monti chiederà invece di venir applicata a tutti i trattamenti superiore a 60 mila euro, in via sperimentale e transitoria, una trattenuta alla fonte, con aliquote progressive per scaglioni, sul differenziale fra ammontare attualmente liquidato e somma che spetterebbe invece se la pensione fosse interamente calcolata con il sistema contributivo.

Movimento 5 Stelle

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Infine il movimento guidato da Beppe Grillo proporrà un nuovo prelievo di solidarietà (oltre a quello già previsto dalla legge di Stabilità), da applicare per un periodo limitato di tre anni sui redditi oltre sei volte il minimo, con aliquote differenziate in base agli importi, che garantisca un gettito sufficiente a garantire un aumento di 518 euro al mese alle pensioni minime (pari a 6.440,59 euro all’anno).

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