Pensioni: Persino l’OCSE lancia l’allarme!

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), un’organizzazione internazionale di studi economici per i paesi membri, lancia l’ennesimo allarme riguardo al sistema pensionistico italiano, sostenendo senza mezzi termini che la riforma attuale e i provvedimenti presi finora dal governo attraverso la legge di stabilità non garantisce una pensione “dignitosa” ai pensionati del domani!

L’Ocse nel suo rapporto indovina nei seguenti punti le problematiche della previdenza sociale italiana:

  • Metodo contributivo
  • Assenza di una pensione sociale
  • Assenza di un sistema previdenziale privato
  • Salari bassi di partenza
  • Lavori precari
  • Disuguaglianza, pensioni troppo alte e troppo povere

In dettaglio si legge nel rapporto:

Alzare l’età pensionabile e promuovere le pensioni private sono tutti passi nella giusta direzione, ma da soli non sono sufficienti. I governi devono considerare l’impatto a lungo termine sulla coesione sociale, la disuguaglianza e la povertà. Assicurare che tutti hanno un tenore di vita dignitoso, dopo una vita di lavoro dovrebbe essere al centro delle politiche […] l’aumento dell’età pensionabile non è sufficiente per garantire che le persone rimangano sul mercato del lavoro, soprattutto se esistono meccanismi che consentono ai lavoratori di lasciare il mercato del lavoro in anticipo […] il metodo contributivo e l’assenza di pensioni sociali, non attenuano il rischio di povertà degli anziani. Infine, il pilastro pensionistico privato non è ancora ben sviluppato. In seguito all’introduzione del meccanismo d’iscrizione automatica ai piani pensionistici privati nel 2007, la loro copertura raggiungeva solo il 13,3% della popolazione in età lavorativa alla fine del 2010”.

Se a tutto questo si aggiunge la mancata promessa del governo Letta di occuparsi dei temi caldi come richiesto da mesi e dove non c’è stata nessuna soluzione definitiva né per le categorie di lavoratori precoci e usuranti, né tanto meno per gli esodati; In più nessuna uscita anticipata, a 62 anni, nemmeno per chi rimane senza lavoro…

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