Dopo il sì alla “Fornero” ora Renzi prende di mira le pensioni di reversibilità!

Davvero non riusciamo a capire a che gioco sta giocando ultimamente Matteo Renzi.

Forse il più papabile dei 4 contendenti per la poltrona del PD, per l’ennesima volta ha deciso di “attaccare” la spesa pensionistica e in particolare la pensione di reversibilità.

Che cosa è? La reversibilità della pensione rappresenta l’importo della pensione che un beneficiario del nucleo familiare riceve alla morte del lavoratore assicurato o pensionato. Tale quota della pensione è un diritto dei “superstiti” (detta anche pensione ai superstiti) qualora il soggetto deceduto avesse diritto alla Pensione di vecchiaia, di anzianità o d’inabilità. La pensione di reversibilità è stata introdotta negli anni ’80 per tutelare i coniugi (soprattutto le donne) che non avevano una pensione propria e che spesso avevano un reddito al di sotto della soglia di povertà dopo la morte del coniuge.

Dunque Renzi stavolta se l’ha presa in pratica con le nonne d’Italia e tutto questo perché secondo lui la sua di nonna di soldi ne percepisce molti; ma leggiamo insieme le sue parole: “Chi l’ammazza! – racconta il sindaco di Firenze riferendosi a sua nonna, Maria Bovoli, tenace vecchina di 93 anni – mia nonna ha avuto la pensione di reversibilità quando aveva sei figli. È stato giusto ma continua a percepirla ancora, 3.000 euro al mese, nonostante i figli siano piuttosto grandi”.

Renzi finisce qui, lasciando tutto per aria, come al suo solito ma Yoram Gutgeld, il suo consigliere economico conferma: “La reversibilità in Italia è molto alta, circa il 30-40% in più del resto d’Europa. Non abbiamo presentato proposte ma ci stiamo lavorando. Ci sono margini per ridurre qualcosa, certo non le pensioni basse”.

Ma il problema è proprio questo, non tutte le nonnine d’Italia prendono 3.000 euro al mese e dati alla mano, un provvedimento del genere andrà a intaccare proprio (e per l’ennesima volta) proprio le pensioni più basse:

Dati Bilancio Inps:

  • 3,8 milioni le pensioni ai superstiti erogate
  • 28 miliardi di euro la spesa complessiva del bilancio
  • 565,00 euro l’importo medio mensile.

Ed è dopo queste parole di Renzi che persino i sindacati per la prima volta si dicono contrari:

Carla Cantone, segretaria dello Spi-Cgil, replica con nettezza: “Matteo Renzi è proprio ossessionato dai pensionati e ancora di più da quelli che liberamente e democraticamente hanno deciso di iscriversi al sindacato. I pensionati non sono mica tutti come sua nonna che prende 3.000 euro al mese […] comprendo le necessità della campagna elettorale ma Renzi sbaglia bersaglio e non fa il bene del paese continuando ad aizzare le folle contro chi è andato in pensione dopo una vita di lavoro”.

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Sulla stessa riga anche Antonio Pellegrino, tecnico previdenziale dello Spi-Cgil: “Renzi fa i conti con tasche che non sono le sue, fa vergogna perché parliamo di redditi in genere bassi e comunque già regolati. Alla morte di un titolare di pensione, questa è dovuta al coniuge, ai suoi figli ma anche ai genitori o ai fratelli. In proporzioni ridotte e con alcuni limiti di reddito oltre i quali scattano le riduzioni. Si tratta di una delle condizioni di vita più difficili e dolorose – aggiunge Pellegrino – un settore in cui i 3.000 euro della nonna renziana costituiscono una chimera”.

 

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