“Legge di stabilità”: Per le pensioni ormai è tardi.

Polifonia e conseguente cacofonia ci giunge dal governo in queste ultime ore riguardo alla legge di stabilità.

Prima tutti si sono messi d’accordo che tutto era perfetto, è all’ultimo tutti hanno deciso di gridare allo scandalo cercando di aggiudicarsi il mantello dell’eroe che protegge la classe sociale più debole e/o che si erge come unica voce di dissenso e di giustizia…

Sono settimane che trattiamo i vari problemi non solo della legge Fornero, delle necessarie controriforme, delle sviste e delle palesi ingiustizie ma anche della strada senza uscita della galoppante disoccupazione giovanile che stringe in una morsa tutti i piani di crescita e ripresa di questo governo.

Nelle ultime ore dunque PD e PdL corrono ai ripari e presentano i loro piani per salvare questo paese. Misure minime secondo il nostro modesto parere ma che dal nulla sono comunque preferibili; vediamole insieme:

  • Pensione a 62 anni per chi è disoccupato.

E’ la proposta secondo noi più concreta (ma ancora incompleta) al momento e arriva dal parlamentare del PD Giorgio Santini: “Si tratta di permettere alle persone che hanno perso un lavoro ed esaurito la possibilità di accedere agli ammortizzatori ordinari di potere incassare prima il proprio assegno pensionistico […] si andrebbe in pensione con le vecchie regole e incassando un assegno commisurato ovviamente agli anni lavorati, ma trattandosi ancora di un’ipotesi si possono valutare varie possibilità […]Bisogna riflettere su cosa convenga di più allo Stato, in questo caso non dovrebbe versare più i contributi ai lavoratori che invece è tenuto comunque a pagare erogando la cassa in deroga.

Bella la proposta, risolverebbe un po’ di problemi ma senza una sorta di bonus/malus perché uno che effettivamente c’è l’ha il lavoro dovrebbe rimanere oltre i 62 anni se non perde e non guadagna niente…?

  • Seconda proposta sempre del PD è “l’indicizzazione delle pensioni per i trattamenti dai 2.000 ai 3.000 euro con un meccanismo più incisivo del contributo di solidarietà del 5% che parta da chi riceve 90 mila euro annui, e non da 150 mila euro come prevede il testo attuale”.

In tal modo si recupererebbe in parte la deindicizzazione poiché farlo del tutto avrebbe un onere troppo alto, pari a circa 800 milioni di euro; In aggiunta onde non incorrere nella censura della Corte Costituzionale, i maggiori introiti, verranno destinati a rimanere nell’ambito del sistema previdenziale.

  • Invece il PdL punta sulle spiagge per una manovra totale che porterà 7-8 miliardi di euro che andranno ad aggiungersi a quelli già previsti nella Legge di Stabilità per supportare meglio le proposte manovre e coperture sociali.

Il relatore in Commissione di Bilancio Antonio D’Alì spiega: “Rottamazione delle cartelle esattoriali, con una sanatoria totale o parziale applicata sulle sanzioni e una “sdemanializzazione” delle aree dove insistono gli stabilimenti balneari nelle zone a più alto interesse turistico […] dalla sola cessione delle aree demaniali si attendono almeno 4-5 miliardi, mentre per quanto riguarda la rottamazione delle cartelle esattoriali l’analogo provvedimento adottato nel 2002 su una quota del 25% ha portato a un gettito del 400 milioni”.

  • Infine per quanto riguarda il cuneo fiscale entrambi i relatori, Giorgio Santini (Pd) e Antonio D’Alì (Pdl), ipotizzano di limitare il bonus Irpef, che il governo aveva previsto per redditi fino a 55 mila euro lordi, a chi guadagna tra i 25 e i 28 mila euro.

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