Pensioni: “Flessibilità in uscita”, Damiano combatte ancora ma è solo.

Oltre il danno anche la beffa. La famosa legge di stabilità non solo non diminuirà gli anni lavorativi e non offrirà un qualche tipo di flessibilità in uscita per tutte quelle categorie che ne hanno fortemente bisogno, esodati, usuranti, precoci… ma viste le ultime notizie che arrivano dall’UE, l’età pensionabile delle donne dovrà equipararsi subito a quella degli uomini.

La Commissione europea ha, infatti, deciso di aprire una procedura d’infrazione contro l’Italia a causa della norma che fissa una differenza tra uomini e donne negli di anni di contributi necessari per ottenere il pensionamento anticipato. La norma contestata è la legge 214 del 2011, in base alle quali gli anni minimi di contribuzione per ottenere la pensione prima di arrivare all’età massima sono stati fissati in 41 e 3 mesi per le donne e 42 e 3 mesi per gli uomini. Questa norma italiana va contro l’articolo 157 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea che stabilisce la parità di trattamento tra uomini e donne.

Ed ecco che arriviamo al tema piu scottante di questi giorni: la proposta di cesare Damiano per una possibile flessibilità in uscita.

Il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, ha chiaramente annunciato nei giorni scorsi che la Legge di Stabilità non avrebbe contenuto stravolgimenti all’attuale impianto pensionistico, allontanando così l’ipotesi dell’implementazione della più seria proposta/misura fatta finora e che risolverebbe non solo i problemi di migliaia di futuri pensionati ma molto probabilmente aiuterebbe anche la ripresa economica del paese col naturale turnover della forza lavoro.

Ricordiamo che adottando la sua proposta lo stato offrirebbe al lavoratore la possibilità di lasciare prima a 62 anni, con 35 anni di contributi e un sistema di penalizzazioni e incentivi.

Secondo le ultime notizie, lui (Damiano) insieme a Renata Polverini (PDL) ritengono ancora che “va introdotto un criterio di flessibilità nel sistema previdenziale, come promesso dal premier Letta e dal ministro Giovannini. Per i giovani va proseguita la scelta di incentivarne l’assunzione a tempo indeterminato: su questo punto la legge di stabilità fornisce indicazioni che vanno nella giusta direzione offrendo importanti sconti alle imprese, ma occorrerebbe anche congelare l’innalzamento dei contributi previdenziali per le partite Iva e migliorare l’accesso al bonus precari, due argomenti che toccano da vicino le giovani generazioni”.

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Damiano ha chiaramente ragione, il problema è quando lo ascolteranno.

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