Pensioni: Diciamo le cose come stanno.

Si sente e si legge tuttora da vari esponenti politici, da sindacalisti e ovviamente dagli stessi pensionati che forse sono gli unici che meritano di parlare a proposito, che la riforma Fornero è stato un disastro su tutta la linea.

Noi vogliamo andare un po’ controcorrente. L’odiata riforma Fornero era obbligatoria. Si avete capito bene, e su questo non si discute. Si è resa obbligatoria perché il sistema retributivo non faceva altro che accrescere ogni anno un buco nel bilancio dello stato che prima o poi avrebbe il risultato di far crollare l’intero sistema pensionistico e forse previdenziale.

Ovviamente il sistema di calcolo delle pensioni non era l’unico problema. Varie categorie che hanno goduto per anni di privilegi, come lo sono stati i baby pensionati e quelli d’oro hanno contribuito ad accrescere questa disparità sociale che si osserva tuttora.

Dati alla mano l’impianto dell’attuale sistema pensionistico, garantirà da qui al 2021 un risparmio di ben 93 miliardi di euro. Soldi assolutamente necessari per portare avanti sia il sistema delle pensioni sia il paese.

Il problema della riforma Fornero, ed era prevedibile, è che quando si prende un provvedimento cosi radicale in fretta e furia, e dentro tale manovra legislativa si cerca di aggiustare in una singola mossa politica tutte le ingiustizie, disparita, privilegi, insomma tutto quello che non andava negli ultimi 10-20 anni allora, è impossibile non commettere degli errori, anche in buona fede e ancora più improbabile che non si va a creare ulteriori ingiustizie e disparità.

L’errore, e per molti “l’orrore” della riforma Fornero e che viene percepita dalla casta politica come il santo Graal e viene obbedita alla stregua dei dieci comandamenti.

Quanto si attua una manovra cosi non si finisce nel momento in cui è stata votata ma è allora che si comincia. Serviva un team di esperti e di politici che dovevano seguire l’implementazione della riforma in ogni suo punto e registrare i cambiamenti che avrebbe portato nella vita degli italiani. Serviva essere pronti e soprattutto avere i dati economici per supportare con i fatti delle contromisure tempestive lì dove la riforma ha palesemente fallito. Esempi: esodati in primis, lavoratori precoci e usuranti, reparto scuola…

Il recente esempio dei giorni di assenza dal lavoro per donare il sangue che non venivano inclusi nel calcolo dei giorni lavorativi è solo la punta dell’iceberg. Situazioni simili, che sono chiaramente delle “sviste” vanno correte.

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Pensioni: Diciamo le cose come stanno.
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