I pensionati sul piede di guerra!

Pronti a scendere in piazza per una mobilitazione nazionale che forse coinvolgerà anche altre categorie, i cosiddetti “attivi”, annunciano i sindacati dei pensionati, Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil, che hanno deciso di riunire i propri organismi nazionali, il prossimo 21 ottobre a Roma onde prendere una decisione definitiva in assenza di prove certe di un cambiamento in controtendenza dell’attuale politica di austerità e ridimensionamento del potere di acquisto.

I segretari generali delle tre organizzazioni, Carla Cantone, Gigi Bonfanti e Romano Bellissima, hanno inviato una lettera al presidente del Consiglio Enrico Letta attraverso la quale denunciano “le difficili condizioni di vita della popolazione anziana del nostro Paese a nome dei circa 6 milioni di pensionati che rappresentiamo unitariamente”.

 

La Lettera al Premier.

Nella lettera i tre sindacati chiedono “una decisa inversione di tendenza nelle politiche fin qui attuate, garantendo l’indicizzazione delle pensioni all’inflazione e utilizzando la leva fiscale per restituire ai pensionati il potere d’acquisto perso negli ultimi anni.

È necessaria una grande operazione di giustizia e ridistribuzione della ricchezza, che deve essere attuata attraverso una profonda riforma fiscale, che faccia pagare chi non ha mai pagato e riduca le tasse sul lavoro e sulle pensioni. Se devono essere chiesti ulteriori sacrifici ai cittadini si chiedano a tutti i possessori di redditi elevati, che provengano da retribuzioni, da pensioni o da patrimoni. Parallelamente, serve una radicale riforma della spesa pubblica, che elimini corruzione, privilegi, inappropriatezza, sprechi e razionalizzi l’utilizzo delle risorse.

I pensionati in tutti questi anni hanno sempre fatto la loro parte e contribuito in misura determinante alle manovre di risanamento dei conti pubblici. Oggi chiedono un segnale forte da parte del governo e del Parlamento, che restituisca loro quella fiducia nelle istituzioni che purtroppo stanno perdendo”.

 

La Legge di Stabilità.

Si deciderà tutto dunque dopo il voto della nuova legge di Stabilità. Secondo noi aspettarsi che si opta per la famosa flessibilità in uscita non è altro che un sogno. E’ chiaro che il governo vorrebbe ma non ha in mano dati sufficienti per essere certo che una mossa del genere non farà crollare del tutto l’attuale sistema delle pensioni che tuttora si trova in rosso. Per questo, almeno per ora, l’uscita anticipata anche con una sorta di malus è fuori questione anche se la richiesta è sacrosanta e risolverebbe forse anche alcuni problemi legati agli esodati e alla scuola (quota 96).

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Quello che possiamo aspettare e sperare è un cambiamento (verso il meglio) riguardo al valore dell’assegno mensile intervenendo sul cuneo fiscale. Ci sarebbe ancora molto da fare ma forse una volta avviato un cambiamento benché minimo allora anche le questioni difficili come le misure concernenti i lavori usuranti e precoci, gli esodati e il personale dei comparti della scuola e della difesa si metteranno in fila per essere risolte.

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