I Militari per ora hanno tirato un sospiro di sollievo

E’ tornato dietro dal Consiglio dello stato il provvedimento di adozione del nuovo regolamento pensionistico per le donne e gli uomini in uniforme (riguarda il personale dei comparti Sicurezza, Difesa, Giustizia e Soccorso pubblico).

La tanto odiata riforma delle pensioni che è stata varata dal governo lo scorso 26 ottobre è di nuovo in mano ai parlamentari che devono esprimere il proprio parere sul provvedimento; molti esponenti parlamentari in tal sede hanno espresso il proprio dissenso che una simile decisione venga presa a Camere sciolte, nonostante incomba il limite di 30 giorni entro il quale il governo dovrà decidere l’adozione o meno della riforma.

 

Dobbiamo ricordare che tutto questo succede in mezzo ad un agguerrito periodo post-elettorale (forse il più importante vista la gravità della crisi finanziaria italiana ed europea) e sarebbe scorretto che una simile decisione venga presa durante il periodo nel quale l’esecutivo è in carica solo per il disbrigo degli affari correnti, rectius “ordinaria amministrazione”. Ovviamente questo fatto non ha fermato i vari esponenti politici, di ogni schieramento, che si auto-attribuiscano il merito di aver stoppato questa riforma, spalleggiati da questo o quello sindacato di estrazione analoga.

Il nostro parere è che dobbiamo rimanere con i piedi ben saldi per terra, nonostante per il momento il provvedimento per gli operatori in uniforme è stato messo in frigo, la realtà “tecnica” ci dice che nulla è stato cambiato e che il regolamento pensionistico incombe ancora. Basta infatti un semplice atto del governo in carica (o di quello successivo alle elezioni) affinché la nuova norma dispieghi i suoi effetti.

 

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Intanto il coordinamento sicurezza Ugl (l’organo che riunisce i lavoratori di Polizia di Stato, Corpo Forestale dello stato, Polizia Penitenziaria e Vigili del Fuoco) in una nota ha commentato come segue : “Esprimiamo soddisfazione per il fatto che non verrà adottato il nuovo regolamento della riforma delle pensioni al comparto sicurezza-difesa; in caso contrario si sarebbe trattato di un modo di agire scorretto, perché questioni di questo tipo non devono essere affrontate da un Parlamento ormai sciolto, e perché il regolamento di armonizzazione pensionistico del comparto, così come proposto, oltre a penalizzare migliaia di professionisti della sicurezza e la loro specificità, avrebbe creato problemi insuperabili per l’organizzazione operativa” e conclude “Spiace constatare come da parte del governo sia mancata ancora una volta la volontà di andare incontro alle esigenze di lavoratori che si occupano della sicurezza dei cittadini e delle istituzioni”.

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