Previdenza sociale, cambiamento del sistema pensionistico in Italia, ripercussioni della crisi e dei suoi effetti in tutta la comunità Europea.

L’indebolimento del fianco sociale nell’ Europa meridionale

 ha serie ripercussioni in altri paesi dell’ Unione Europea, mettendo i sindacati e i partiti di sinistra sotto ulteriore pressione, sostengono Klaus Busch, Christoph Hermann, Karl Hinrichs e Thorsten Schulten che lavorano alla Friedrich-Ebert-Stiftung una fondazione politica tedesca no-profit impegnata nella promozione di questioni di politica pubblica, nello spirito dei valori fondamentali della democrazia sociale attraverso l’istruzione, la ricerca, e la cooperazione internazionale.

 

Le dure misure di austerità che, secondo la politica ufficiale, si suppone riescano a far superare la crisi dell’euro hanno ancora una volta gettato l’Europa nella recessione nel 2012.

La politica di austerità si è dimostrata in Grecia, Italia, Portogallo e Spagna (gruppo di paesi anche noto come GIPS) di essere in primo luogo un attacco contro i salari, i servizi sociali e la proprietà pubblica.

La nostra analisi mostra che nel corso della crisi dell’euro, l’ Unione europea ha sviluppato una nuova forma di interventismo nella politica salariale (il Patto euro plus e il Six Pack) che ha portato alla profonda ingerenza nei sistemi di contrattazione collettiva degli Stati GIPS.

I principi di collettivi contratti centrali e l’applicabilità universale sono state minate e i sistemi di contrattazione collettiva sono stati decentrati.

Così gli stati GIPS stanno lanciando processi di cambiamento nei loro sistemi di contrattazione collettiva che sono stati completati da tempo in molti altri paesi dell’UE.

 

Nel settore pubblico, a seguito della politica di austerità, i salari sono stati congelati o addirittura tagliati. La Grecia (-20 per cento) e il Portogallo (-10 per cento) sono stati in prima linea dei tagli dei salari reali in tutta l’economia. La Spagna (-5,9 per cento) e l’ Italia (-2,6 per cento) hanno pure proseguito a tagli superiori alla media delle retribuzioni reali durante l’ultimo periodo.

Si tratta di una “breccia ai reparti stagni” rispetto alla situazione prima della crisi del 2008/2009.

 

Nella politica delle pensioni (campo che ci interessa particolarmente), il Portogallo ha introdotto riforme per primo nel 2007 mentre Grecia, Italia e Spagna solo nel 2010, si tratta comunque di cambiamenti che molti altri Stati dell’Unione europea avevano lanciato un decennio prima.

Oltre ad un aumento dell’età pensionabile, la parità di uomini e donne, un inasprimento delle condizioni per il prepensionamento e l’abolizione delle diversità tra lavori ( trattamento pensionistico diverso a seconda della natura del lavoro che si faceva), componenti individuali della riforma delle pensioni ( per esempio l’ aumento del numero di anni di contribuzione per le pensioni normali, cambiamenti nei metodi di indicizzazione) sono stati adeguati in modo tale che l’aumento dei costi delle pensioni in rapporto al prodotto interno lordo (PIL) nel 2040 è stata rallentata in modo significativo.

I relativi livelli pensionistici (misurati in termini di tassi di sostituzione dei salari) subiranno una drastica diminuzione negli stati GIPS entro il 2040.

Le riforme delle pensioni che sono state attuate avranno conseguenze negative a lungo termine, in particolare per i redditi di quelle generazioni future di pensionati che hanno biografie di lavoro più sfavorevoli.

Più lunghi periodi di disoccupazione e delle cosiddette “atipiche” condizioni di impiego comportano vere lacune dei contributi previdenziali e di conseguenza livelli di pensione più bassi.

 

La politica di privatizzazione ha assunto un nuovo impulso negli Stati GIPS a causa della crisi dell’euro e della politica di austerità che la accompagna. In Grecia e Portogallo, la concessione di prestiti da parte degli stati UE è stata legata alla estesa privatizzazione.

La Spagna e l’Italia, sotto la pressione delle istituzioni internazionali e della Banca Centrale Europea, hanno annunciato una vasta portata di privatizzazioni. Tra gli stati GIPS, la Grecia è stata la più colpita e prevede una vera e propria asta di vendita delle proprietà dello Stato.

 

Per quanto riguarda il modello sociale europeo gli autori traggono fuori della loro analisi le seguenti conseguenze:

L’indebolimento del fianco sociale nel Sud Europa, infatti, ha ripercussioni per l’Europa occidentale e orientale, mettendo i sindacati e i partiti di sinistra sotto ulteriore pressione.

Nel mercato dei sistemi salariale e sociale dello stato i processi di “scarico” sono quindi ancora più marcati. Questo non è un processo lineare, in cui “il Sud Europa” raggiunge le riforme che “l’Occidente” e “Oriente” hanno spesso già implementato.

I suddetti interventi dell’ Europa meridionale significano che la liberalizzazione del modello sociale europeo saranno attuate nella totalità dell’ Unione europea .

 

Iscriviti alla nostra newsletter

Se il percorso di austerità economica, nonostante tutte le opposizioni, verrà prorogato fino al 2014/2015 e nonostante tutto si verifica poi un nuovo boom economico, la catastrofe politica per la socialdemocrazia europea e le organizzazioni sindacali sarà al completo.

Vota questo articolo